IX Edizione

Connessi, digitali, creativi. Ritratto dei nuovi nomadi

Connessi, digitali, creativi. Ritratto dei nuovi nomadi

In un mondo iperconnesso in cui tutto è portatile, flessibile, multifunzionale e i confini tra lavoro e tempo libero sono sempre più sfumati, siamo tutti finalmente liberi di vagare alla ricerca del nostro destino, consapevoli che la realtà è un continuo divenire e richiede un costante spirito di adattamento. Ci troviamo a guardare indietro nella storia, alle tribù itineranti, ai primi pellegrini, ai pionieri del nuovo mondo, per trovare ispirazioni e creare uno stile di vita mobile e dinamico fatto di oggetti e luoghi che ci diano libertà e comfort, avventura e sicurezza.

Alla riconquista di una sacra intimità con la natura e i suoi abitanti, i nomadi contemporanei cercano la simbiosi con il paesaggio e il sistema di costruire in modo più sostenibile. Progettano case mobili che si integrino nell’ambiente urbano diventandone parte, case galleggianti capaci di autosostenersi e resistere a tempeste e inondazioni come la Duckweed Survival House dei designer cinesi Zhou Ying e Niu Yuntao  (https://inhabitat.com/this-floating-survival-shelter-rises-above-floods/), prefabbricati di emergenza per rispondere ai bisogni delle vittime di catastrofi naturali come quelle realizzati da Shigeru Ban con rotoli di cartone e cassette di plastica piene di sacchi di sabbia (坂茂建築設計 | Shigeru Ban Architects), case trasportabili come la Portable Home ÁPH80 (http://www.abaton.es/en/projects/271070769/portable-home-aph80), case che camminano come la Walking House (http://www.n55.dk/manuals/walkinghouse/walkinghouse.html), una dimora modulare dotata di mulini a vento per raccogliere energia, piccole serre per coltivare il cibo necessario e di 6 gambe che le permettono di camminare su qualsiasi terreno.

Recuperano le radici e citano la storia guardando al futuro. Disegnano oggetti poetici, portabili ed essenziali, adattabili ad un vagabondare tra culture e paesi ma anche anche tra spazi domestici sempre più flessibili che hanno perso le loro funzioni originarie. La cucina diventa salotto e cuore della casa, il salotto si trasforma in ufficio e lo studio diventa una serra, popolata da piante che purificano l’aria. E gli oggetti seguono questo vagabondaggio. Zaini leggeri che si trasformano in tende come Melina di David Shatz (http://www.davidshatz.design/Melina), kit da viaggio che custodiscono piccoli spazi familiari dotati di cuscino, ciotole e portacandele come Nomadic Life del designer messicano Gerardo Osio (https://www.ignant.com/2017/02/17/nomadic-life-by-gerardo-osio/),  tappeti che diventano prati in miniatura, come Water Spring di Alexandra Kehayoglou (http://alexkeha.com/)

Viaggiano attraverso spazi di co-working e considerano la condivisione e la cooperazione, gli ingredienti fondamentali di un nuovo ordine sociale. Come le antiche tribù nomadi lungo le vie carovaniere, hanno bisogno di basi di appoggio in cui sostare prima di riprendere il cammino. Sono luoghi cosmopoliti, di scambio e comunione. Non servono mappe geografiche per trovare questi moderni caravanserragli, basta connettersi a Nomad List (https://nomadlist.com/), il sito che attraverso diversi parametri, aiuta i nomadi digitali e i lavoratori in remoto a trovare le città più adatte in cui vivere, lavorare e incontrare una nuova comunità; Nomad Cruise (https://www.nomadcruise.com/) la comunità di viaggio che con le sue crociere offre un’esperienza di condivisione, lavoro, apprendimento; a Roam (https://www.roam.co/) una comunità di co-living e co-working per una grande avventura intorno al mondo o infine a Unsettled (https://beunsettled.co/)una giovane startup che offre a tutti quelli che se la sentono di andare incontro all’ignoto, un’esperienza di vita e di lavoro della durata massima di 30 giorni. Trovano una casa, un lavoro, ma soprattutto una comunità, perché questi giovani intraprendenti, per scelta o per necessità, hanno capito che il nomadismo è fatto prima di tutto di persone con cui condividere e poi di luoghi da esplorare. Solo così non rischieranno di cadere in quell’ ”anatomia dell’ irrequietezza”  che rende inquieti e infelici.

 
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