IX Edizione

HOUSE OF PLANTS. #ilrichiamodellurbanjungle. Le piante che puliscono l’aria.

HOUSE OF PLANTS. #ilrichiamodellurbanjungle. Le piante che puliscono l’aria.

Nella quarta stagione vi avevamo accennato agli esperimenti che la NASA conduceva per trovare il sistema di rendere pulita l’aria viziata degli ambienti interni. Erano gli anni in cui la crisi energetica dovuta all’aumento del prezzo del greggio, segnava profondamente l’edilizia urbana che puntava a massimizzare l’efficienza energetica per ridurre i costi.

Risale al 1989 il primo documento ufficiale pubblicato dalla NASA, in collaborazione con l’ Associated Landscape Contractors of America (ALCA), sul problema dell’inquinamento dell’aria negli edifici pubblici: Interior Landscape Plants for Indoor Air Pollution Abatement. Secondo lo studio, molti degli occupanti lamentavano, nonostante le migliorie apportate, problemi di salute, inclusi prurito agli occhi ed eruzioni cutanee. Il superisolamento, il ridotto ricambio di aria fresca, gli arredi, i materiali edilizi sintetici e nocivi, producevano, nelle case come nell’angusto abitacolo spaziale,  un’elevata concentrazione di VOC (volatile, organic compounds).  Il dott. Wolverton spiegò che questi fattori contribuivano alla Sindrome dell’ edificio malato, sick building syndrome, termine usato per la prima volta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1986 quando rilevò che “quasi il 30% di tutti gli edifici nuovi o ristrutturati presentava diversi gradi d’inquinamento dell’aria interna”.

Come si poteva ridurre la quantità di queste sostanze nocive (formaldeide, benzene, xylene, tricloroetilene) emesse da colle, vernici, impiallacciati, giunzioni, che rendevano irrespirabile l’aria dei veicoli orbitanti? La NASA trovò nelle piante da interno, i validi alleati per combattere il nemico, capaci non solo di assorbire biossido di carbonio e rilasciare ossigeno, ma anche di filtrare l’aria ed eliminare le sostanze chimiche tossiche. I VOC insomma non venivano semplicemente assorbiti o ma sparivano. Diminuivano nell’aria e non erano più rintracciabili nemmeno in foglie, fusti, radici, o terreno.

Com’era possibile? La risposta è nella microflora che vive associata alle loro radici, come spiega bene Renato Bruni, professore associato in botanica/biologia farmaceutica all’Università di Parma. “Grazie ad essa la scomparsa è continua anche di notte, non si satura e va avanti per giorni, cosa che non avverrebbe se il fenomeno fosse dovuto ad un semplice assorbimento fisico sulla superficie delle foglie. Ma il 10% dei VOC viene eliminato attraverso gli stomi, le piccole aperture poste sulle foglie, con cui avvengono gli scambi gassosi”. Quindi maggiore è la quantità fogliare, più alto è il tasso di purificazione dell’aria.

Il dott. Wolverton sosteneva anche che, in assenza di test costosi, era impossibile indovinare quante piante fossero necessarie per pulire una stanza dai suoi agenti contaminanti, ma che solitamente, due piante “di buone dimensioni” per 100 piedi quadrati ( circa 9metri quadrati) di spazio interno potevano essere un buon inizio.

Ecco allora un elenco di piante utili per combattere l ‘inquinamento dell’aria, per avere un po’ di serenità e positivtà e un sonno migliore.

Nella prossim puntata la 5 e finalmente la 6 stagione!!

E che #ilrichiamodellurbanjungle sia con voi

 
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