IX Edizione

La verità vi prego sulla natura (e la felicità). parte prima

La verità vi prego sulla natura (e la felicità). parte prima

«Penso che ogni città dovrebbe possedere un parco, o meglio ancora una foresta primitiva, di cinquecento o mille acri di superficie tutti insieme o divisi in più parti, dove sarebbe proibito tagliare anche un solo ramo (..) ma le piante dovrebbero essere lasciate crescere e marcire per scopi più elevati – una proprietà comune destinata ad istruire e fornire svago, a disposizione di tutti per sempre». Questo non è il manifesto di un famoso paesaggista o di un architetto consapevole, ma di un filosofo, poeta, pensatore ottocentesco, Henry Thoreau, conosciuto per aver scritto un diario intimo e poetico della sua avventura solitaria alla ricerca del rapporto intimo con la natura, Walden ovvero Vita nei boschi.

Siamo così assuefatti agli schemi rigidi e predeterminati entro i quali si svolge la nostra vita, che abbiamo consapevolmente deciso di abbandonare la selvatichezza che ci ha reso nei secoli capaci di fare nostri i luoghi, di «adoperarne attentamente le minime sfumature, ogni caratteristica e presenza, elementi marini e terrestri, sedimenti materiali e culturali», per prendere in prestito le parole dell’antropologo Franco La Cecla.  E lo facciamo continuamente, senza accorgercene perchè la modernizzazione dei centri urbani ha addomesticato gli spazi (naturali) e li ha resi estremamente mansueti ed accessibili a tutti, tagliando completamente quel percorso conoscitivo possibile solo agli abitanti di quei luoghi e «quell’attribuzione di significato a cui gli estranei non possono accedere immediatamente, perchè la percezione ne è consentita solo per appartenenza o assimilazione lenta».

In poche parole abbiamo DIMENTICATO i gesti che disegnavano la mappa mentale del nostro spazio e gli conferivano l’identità rendendolo nostro. E chiaramente la perdita del rapporto profondo ed empatico con la natura e i suoi abitanti, ha fatto il resto.

«Quali sono i tratti del paesaggio che rendono una città bella e degna di arrivare fin là per abitarci? Un fiume con le sue cascate, prati e laghi, colline, dirupi o rocce isolate, una foresta e singoli alberi antichi: queste sono le cose belle. Se gli abitanti di una città fossero saggi, cercherebbero di conservare simili aspetti nonostante la spesa. Cerchiamo di mantenere il Nuovo Mondo nuovo, e di fare un accorto uso della città conservando per quanto possibile i vantaggi della vita in campagna», scriveva Henry Thoreau nel piccolo saggio I mirtilli o l’importanza delle piccole cose.

Il mondo si salverà? sicuramente avremo bisogno dell’aiutino di qualche eorina o eroe dai super poteri, ma se inziassimo a comprendere che «c’è una forza che viene dall’eternità ed è verde» come sosteneva la monaca bendettina del XII secolo Ildegarda di Bingen, saremmo già sulla buona strada. Il filosofo Erich Fromm chiamava BIOFILIA, questa attrazione dell’uomo nei confronti della natura, il professore universitario di Harvard, Edward Wilson parlava del “bisogno umano di legarsi ad altri esser viventi” come risultato di un processo evolutivo di milioni di anni. Forse c’è da fidarsi quando ci dicono che l’esperienza della natura è fondamentale per il nostro benessere e per la nostra felicità! Forse dovremmo smettere di tradurre o interpretare il mistero profondo della vita in termini che siamo in gradi di comprendere. Abbassare le difese e aprirci a questa necessità (nuova) imprenscindibile di natura.

In Giappone esiste un’antica tradizione, lo Shinrin-yoku, ovvero il bagno nella foresta, una vera e propria “immersione per inspirare l’atmosfera del bosco”. Nel 1982 l’autorità forestale del Giappone, propose di promuovere e sostenere pubblicamente questa pratica e oggi il bagno nella foresta è un metodo ufficialmente sovvenzionato dal sistema sanitario nazionale per curare e prevenire diverse malattie.  Quando si entra in un bosco il nostro sistema nervoso comincia a comunicare anche con l’esterno, con gli alberi, le foglie degli arbusti, dei cespugli, dei rampicanti, entrando in  una conversazione già molto vivace. E dopo questa chiacchierata, respiriamo attraverso pelle e polmoni un ottimo drink di sostanze bioattive che rafforzano il nostro sistema immunitario.

Ma non immaginatevi una lenta passeggiata in centro, il forest bathing ha le sue regole! perchè faccia effetto, è necessario:

  • rimanere nel bosco almeno due ore e percorrere 2,5 km e per potenziare le cellule killer naturali sono consigliabili almeno 3 giorni consecutivi in una zona boschiva
  • fare un programma di passeggiate adatto alle vostre condizioni fisiche e fare una sosta quando vi sentite stanchi
  • cercare un angolo di bosco che vi piace e rimanere un po’ lì a leggere, meditare, o rilassarvi

Ricorate inoltre, come avverte il biologo Clemens G. Arvay, nel famoso libro Effetto Biofilia che:

  • il contenuto dei terpeni anticancro presenti nell’aria boschiva cambia nel corso delle stagioni e la massima concentrazione si ha in estate mentre si abbassa fino a livelli minimi durante l’inverno
  • i terpeni sono concentrati nel cuore del bosco, perchè gli alberi sono più fitti e le loro foglie e aghi sono una fonte ricca di queste sostanze
  • se il tempo è umido nell’aria del bosco il numero di terpeni salutari è altissimo.. forza mettete gli stivali di gomma e uscite!

«La Natura fa ogni giorno del suo meglio per farci stare bene. Esiste per questo. Non cercate di resisterle» dice Henry Thoreau e di non distruggerla .. aggiungiamo noi.

Ricordatelo ogni giorno #laselvatichezzacisalverà

 

 

 

 
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