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La Via Silente, il viaggio in bici dell’estate 2018, da provare (anche) a settembre, ottobre..

La Via Silente, il viaggio in bici dell’estate 2018, da provare (anche) a settembre, ottobre..

Guida di viaggio nel Parco Nazionale del Cilento lungo la VIA SILENTE = 15 giorni, 600 km, 15 tappe in cui “attraverserete una terra meravigliosa, vi bagnerete nelle acque limpide del Fiume Calore, godrete dell’incantevole fascino delle grotte di Castelcivita e di Pertosa, raggiungerete pianori, boschi di faggio, valli punteggiate di orchidee, incantevoli borghi contadini. ”

Un viaggio raccomandato per cicloamatori,  viaggiatori avventurosi, nomadi urbani, naturalisti appassionati, cercatori di esperienze lente, silenzio e paesaggi sospesi.

Da dove si parte? Castelnuovo Cilento.

Cosa vediamo? Il primo borgo che incontriamo è quello di Acciaroli, un piccolo paese che ospitò Ernest Hemingway nel suo viaggio in Italia negli anni ’50 e che lo affascinò a tal punto che, secondo alcuni, questo mare e il pescatore Antonio Masarone soprannnomiato “u vecchiu” per i capelli bianchi, furono di ispirazione per il suo famoso romanzo “Il vecchio e il mare”.

Borgo di Acciaroli – ©Giuseppe Maria Galasso

Per gli amanti del mare e per tutti quelli che hanno voglia di scoprire gli habitat marini caratterstici delle coste cilentane,  una visita al Museo Vivo del Mare di Pollica, è d’obbligo. Nell’antico Palazzo Vinciprova – testimone dell’approdo il 15 settembre 1860 della goletta “Emma” dello scrittore Alexandre Dumas – passerete qualche ora in compagnia di alghe fotofile, molluschi, paguri, cetrioli di mare, ricci, stelle marine, cefali, bavose; dei pesci che provengono da mari tropicali e che negli ultimi anni, a causa dell’innalzamento delle temperature del mare, cominciano ad abitare anche il Mediterraneo mettendo a rischio gli ecosistemi autoctoni, come il pesce scorpione, pesce palla, barracuda. Conoscerete un tipico ambiente sottomarino dei fondali cilentani fino ai 40 metri di profondità e i fondali rocciosi caratterizzati da anfratti e grotte, dove regnano incontrastati i pesci di grosse dimensioni.

©Palazzo Vinciprova

A questo punto servirà un primo bagno rinfrescante e dove se non nella bellissima Punta Licosa? Tra queste calette nascoste da carrubi, pini d’aleppo, uliveti e viti , la leggenda narra che la sirena Leucosia venne trasformata in scoglio dopo essersi gettata dalla rupe per un amore non corrisposto. La stessa sirena ingannatrice che tentò l’eroe omerico Ulisse.

Punta Licosa

Lasciandoci alle spalle i  resti sommersi di insediamenti risalenti forse all’XI-X secolo a.C. e le antiche mura di una villa romana,  risaliamo faticosamente per raggiungere Felitto e le Gole scavate dal fiume Calore. Un percorso di 9 km e 300 metri di dislivello tra scalini di roccia e legno, pareti bianche, un ponte naturale di grossi massi incastrato e sospesi sul fiume e un vecchio ponte medioevale dal quale ammirare una Natura selvaggia.

Ponte medioevale – Gole del Calore – ©Cilentotour

Compagne di viaggio sono le piante che popolano questi luoghi: gli equiseti e le felci appartenenti a specie rarissime ed in alcuni casi autoctone, i boschi di ornello, viburno, alloro, ontano, maggiociondolo, acero, roverella e la vegetazione tipica della macchia mediterrranea, come il mirto, il lentisco, il corbezzolo, la ginestra, l’erica, la valeriana, l’ aglio orsino. E se siete attenti e fortunati, potreste avvistare il gheppio, la poiana o il passero solitario che abitano queste gole.

Gamba o bici in spalla e si riparte. Destinazione? Le Grotte di Castelcivita, uno dei complessi speleologici più estesi dell’Italia meridionale.

Grotte di Castelcivita – ©Grotte di Castelcivita

Le sale che si susseguono mostrano la meraviglia di una Natura che vive e crea, con il passare del tempo e dei detriti, paesaggi dalle forme e dai colori diversi e spettacolari, come le stalgamiti che ricordano un castello, il re seduto sul trono, le verdure di un orto, una pagoda, la Madonnina con il Bimbo in braccio, il presepe con la capanna e i pastori in lontanaza che si avvicinano, gli elefanti, un becco d’aquila .. e tutto quello che la nostra fantasia riesce ad immaginare.

Se siete cercatori di memorie questo è il posto che fa per voi. Il borgo fantasma di Roscigno vecchia, un piccolo borgo medioevale che, a seguito di frane iniziate nel 1600, proseguite nel 1700 e nei primi anni del 900, piano piano perse i suoi abitanti, trasformandosi in un paese sospeso nel silenzio.

Roscigno vecchia

Se ne andarono tutti, tranne uno, il custode dei segreti  di questo piccolo paese montano, il signor Giuseppe Spagnuolo, che con la sua barba e la sua pipa sempre accesa, sembra ricordare una di quelle creature fantastiche che, secondo una leggenda, popolerebbero questo luogo.

Giuseppe Spagnuolo – ©La Stampa

Dopo una vita nel nord-Italia come operaio edile e 3 figli in giro per il mondo, Giuseppe è tornato qui, ad accogliere tutte le persone che credono nelle storie.

Il tempo stringe e c’è ancora molto da vedere. La prossima tappa è la Grotta dell’Angelo nascosta tra le mura medioevali di Sant’Angelo in Fasanella. Un luogo intriso di un’arcaica sacralità. Scavata in una roccia, vicino alle sorgenti Auso, la grotta, divenuta patrimonio Unesco, racconta la vita di un santuario abitato sicuramente nell’anno 1.000 da una comunità bendettina, dedicato a  S. Michele Arcangelo.

La grotta dell’Angelo – ©cilento on the road

Due camere a cupola naturale, sorvegliate da un leone e una leonessa in pietra accomodati su un portale ligneo, custodiscono affreschi e sculture trecentesche, la Cappella dedicata all’Immacolata scavata nella cavità più profonda e la tomba di Farncesco Caracciolo.

E se invece è la storia che vi appassiona, non potete farvi sfuggire un luogo  in cui viaggiarete nel tempo, tra 4 secoli e mezzo. La Certosa di  San Lorenzo di Padula, che con le sue 350 stanze e il chiostro più grande del mondo, è seconda solo alla Certosa di Grenobole in Francia.

La certosa di San Lorenzo

Come da regola certosina, la struttura divideva i luoghi di lavoro con depositi, granai, stalle, lavanderie, dal regno del silenzio e della clausura. Passeggiare in questo luogo, attraversando la cappella decorata con preziosi marmi, le celle, la biblioteca con la scala elicodiale con 38 gradini monolitici, la grande cucina e la cantina dei vini, le 84 colonne del chiostro, il giardino della clausura, vi riconnetterà con voi stessi e con il paesaggio circostante.

Se avete voglia di giungla e paesaggi esotici, dovete avventurarvi verso la  Cascata dei Capelli di Venere a Casaletto Spartano, un’oasi naturalistica che nasce dalle acque del Rio Bussentino. Un luogo magico in cui si racconta che, tra felci, muschi e Capelvenere, si consumò la feroce vendetta della dea Venere contro il giovane pastore che incautamente le tagliò i capelli.

Cascata dei capelli di Venere

Ci avviciniamo alla fine del percorso e dopo tanta salita ora finalmente si scende verso il mare, e quello del Cilento è tra i più belli d’Italia.

Qui non potete perdervi la Baia degli Infreschi  a Marina di Camerota, un’oasi naturalistica protetta, un’insenatura naturale tra le scogliere rocciose e la macchia mediterranea; le Grotte di Capo Palinuro, che vi affascineranno con le loro colorazioni, vapori sulfurei, anfratti rocciosi.

Baia degli Infreschi

 

Grotte di Capo Palinuro

Prima di ripartire, la Via Silente ci fa tornare nuovamente indietro nel tempo e nella storia, a quando l’antico popolo dei focaei giunse sulle coste tirreniche e scelse di edificare la sua nuova città sul promontorio dell’allora denominata Hyele, dal nome della sorgente alle spalle del promontorio. Elea Velia, una polis greca fondata nel VI secolo a.C. di cui oggi è possibile visitare il Quartiere Meridionale, il pozzo sacro, le terme adrianee, la  Porta Rosa, il più antico esempio di arco a tutto sesto presente in Italia,  i resti del tempio greco, il teatro romano,  le cappelle paleocristiane e la torre normanno angioina.

Elia Velia

Abbiamo scoperto grotte e percorso gole, attraversato città fantasma, avventurati tra cascate, oasi protette e grotte naturali, passeggiato nella storia dall’antica Grecia al Medioevo, in una vacanza mitica che non potevamo non fare con lei, la bicicletta, quel “mito radicato che – secondo Marc Augè –  permette di riallacciare con il passato e l’ideale“.

E allora VIVA LA BICI!

 

 
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