IX Edizione

Lo zen e l’arte della raccolta spontanea. Parte seconda.

Lo zen e l’arte della raccolta spontanea. Parte seconda.

Lo sapevate che con le gemme di pino mugo o le bacche di rosa canina, o la polvere di radice fermentata, si possono creare ricette per drink molto selvatici? E che la corteccia di tiglio sa di cetriolo, il raro fiore del dente di cane sa di mandorla dolce? A volte le cose più piccole sono quelle che contano. E, si sa, essendo più preziose, sono moooolto difficili da trovare. Ma se mettete tenacia e passione, il FORAGING vi darà grandi soddisfazioni e aprirà interessanti prospettive.

LA fatica di raccogliere cibo spontaneo vegetale in territori naturali incontaminati, esplorando montagne, argini dei fiumi, spiagge, boschi, imparando a riconoscere e selezionare vegetali interi o parte di essi ritenuti commestibili e adatti al nutrimento umano, verrà ricompensata con un LUSSO concesso a pochi. Comprendere ciò che si percepisce solo vagamente, assuefatti come siamo, ad una realtà mediata: la nostra CONDIZIONE di essere parte di un tutto modificato dallo scorrere del tempo, di un patrimonio da custodire e tramandare.

Lo scrittore americano Henry James voleva che i suoi lettori fossero “acutamente consapevoli, così da diventare profondamente responsabili”. Il foraging richiede proprio questo, la coscienza profondamente ecologica, lontana da mode e tendenze, di considerare la Terra non un bene di consumo che si ha e basta, ma la storia delle orgini che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo.

Questo lo sa, Valeria Margherita Mosca, poetessa italiana del selvatico, che nel suo laboratorio Wood*ing – wild food lab ricerca e sperimenta l’utilizzo del CIBO SELVATICO per l’alimentazione umana. Con il suo team composto da 7 collaboratori – etnobotanici, nutrizionisti, antropologi, psicologi e gastronomi– si dedica allo studio, alla sperimentazione e catalogazione dei vegetali selvatici dal punto di vista nutrizionale (già catalogati: 9000) e ad attività di consulenze per aziende e ristoranti, formazione per amatori e professionisti, con corsi e un’academy della durata di 1 anno.

Un barone rampante del nostro tempo che trascorre gran parte delle sue giornate in territori incontaminati a caccia di radici, di gemme e cortecce interne degli alberi, muschi, licheni, funghi, foglie. E dopo la raccolta, non pensate di cavarvela con una padellata di radici o un tegame di funghi al forno! Valeria Mosca oltre ad esplorare ecosistemi ed habitat per individuare il cibo selvatico disponibile sul pianeta, studia tecniche artigianali capaci di dare dignità al cibo, metodi di lavorazione alternativi delle materie prime, come la cottura sotto la terra, o la fermentazione lattobatterica con batteri esterni, l’essicazione, l’affumicatura.

“I piatti che proponiamo riassumono i principi delle nostre ricerche. Gli alimenti che li compongono sono il risultato di un profondo studio di analisi nutrizionale di alimenti nuovi o poco considerati e del loro relativo utilizzo. Quasi nessuno fra loro viene cucinato veramente. Si tratta di cotture lente che avvengono durante i mesi tramite processi fermentativi o i più disparati metodi conservativi.

Per gli amanti degli SPIRITI e i seguaci della rinascita dell’arte dei cocktail, c’è il Wood*ing Cocktail Bar, il primo bar endemico al mondo. “Qui bere un drink non è solo un atto ricreativo, ognuno veicola diversi messaggi, come la cooperazione con l’ambiente e la sostenibilità.” Valeria Mosca e il suo team ha rivisitato cocktail e creato drink extra wild con ingredienti selvatici come le foglie di rovo, la terra di radici fermentate, la kombucha o l’abete rosso che sembra essere una risorsa straordinaria in cucina.

E visto che il Natale è ormai molto vicino, comprate l’ABETE, possibilmente vero, perché gli alberi finti sono davvero poco sostenibili, contengono plastica derivante da petrolio. Continuate ad occuparvene anche dopo le feste, mettetelo all’esterno, bagnatelo ogni tanto e magari utilizzatelo in cucina…. Certo! «Senza ucciderlo – avverte Valeria Mosca – possiamo approfittare dei suoi rametti durante tutto l’anno per insaporire brodi o realizzare infusi, creare balsamici sciroppi che possono diventare sorbetti, gelati, creme, utilizzare le gemme primaverili, tenerissime e saporite, come una normale verdura, cotte o in insalata!»

Questo è il progetto EAT YOUR TREE che Wood*ing wild food lab promuove in collaborazione con ERSAF, un’occasione per avvicinarsi all’utilizzo del cibo selvatico ad integrazione della nostra dieta quotidiana.

Ed ora prima di salutarvi e augurarvi buona caccia, vorremo che leggeste con attenzione il  DECALOGO DEL BUON FORAGER, indispensabile se avrete voglia di iniziare questo rapporto con la natura.

  • Ricordiamoci di rispettare sempre la natura e gli ecosistemi
  • Non buttiamo ciò che raccogliamo. siamo contro ogni spreco
  • Studiamo, approfondiamo e aggiorniamoci sulla conoscenza delle piante e di ciò che ci apprestiamo a raccogliere
  • Chiedete il permesso prima di raccogliere su terreni privati
  • Scegliete luoghi di raccolta incontaminati lontani da terreni industriali, strade, o campi, che sono esenti da metalli pesanti, pesticidi e altre sostanze tossiche
  • Raccogliete da piante sane e vivaci in luoghi puliti
  • Scegliete solo le piante che crescono in abbondanza ,e non raccogliete nessuna pianta intera. Usate un paio di forbici per tagliare le parti superiori della pianta senza rovinare le radici o un coltello per tagliare i funghi. Così si mantiene la capacità della pianta di riprodursi. Non bisogna mai raccogliere più del 5 % di una particolare pianta o frazione di pianta
  • Raccogliamo sempre muschi e licheni senza danneggiare la corteccia degli alberi
  • Stacchiamo parti di corteccia e di corteccia interna solo da alberi abbattuti
  • Le alghe devono essere raccolte lontano dagli sbocchi delle acque inquinanti industriali , e dalle bocche degli estuari . non raccogliere mai alghe galleggianti ma sempre eradicate
  • Se non siete sicuri su come e cosa raccogliere evitate di farlo o chiedete consulenza e consiglio a degli esperti raccoglitori
  • Manteniamo sempre vivo l’interesse a mantenere queste risorse selvatiche intatte, sono parte della nostra ricchezza e del nostro futuro

«Essere forager significa saper considerare l’ambiente una risorsa da usare nel rispetto più totale. Un concetto davvero contemporaneo

#laselvatichezzacisalverà

 
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