IX Edizione

Nel nome della rosa. 10 cose sulle rose che nessuno vi ha mai detto

Nel nome della rosa. 10 cose sulle rose che nessuno vi ha mai detto

La rosa è qualcosa di intangibile, un mistero, e ancor più di un mistero,

una entità che non sopporta aggettivi che la limitino (Ippolito Pizzetti)

Fonte inesauribile di ispirazione per  poeti, scrittori, artisti, architetti paesaggisti, profumieri e stilisti di moda in tutto il mondo da secoli, la ROSA è sempre stata (ed è) la più bella e famosa musa del regno vegetale. Per secoli i suoi colori, profumi, forme e consistenze, hanno stimolato fantasia e sentimenti degli esseri umani, rendendola la misteriosa ed affascinante Regina dei Fiori a cui oggi, San Valentino, dedichiamo un piccolo omaggio raccontando di lei qualche piccolo segreto nascosto che forse in pochi conoscono. 

1. Le rose sono fiori preistorici

Le prime testimonianze di rose risalgono all’ Era Cenozoica, un periodo che va da 60 a 1 milione di anni prima di noi. Nel Museo della Rosa nel giardino di Hay les Roses a Parigi, si conservano rose fossili raccolte nei depositi del miocene delle province baltiche, ed altri fossili sono stati scoperti nel Colorado e nell’Oregon che risalgono all’oligocene.  Le rose sono piante di origini nordiche che nel corso dei secoli si sono spostate a sud adattandosi alle condizioni climatiche. Secondo alcuni filologi il nome deriva dal celtico rhodd o rhudd che significa rosso da cui si sarebbe formato il greco rhodon e in seguito il latino rosa.

2. Sono felici solo nei giardini ma….

«Niente sembra più umiliante per le rose – scriveva Ippolito Pizzetti – che essere messe in fila su palchi e palchetti e cresciute in vasi, nude fin sotto il collo. Evviva invece i giardinieri romantici e vittoriani.» In poche parole le rose sarebbe meglio evitare di coltivar rose su un terrazzo ma se proprio non volete rinunciare alla loro fioritura e profumo, scegliete con cura la giusta varietà. Il nostro cacciatore di rose Sergio Scudu del Vivaio S’Orrosa consiglia qualcosa dalle proporzioni medie, come la Madame Bravy, fiore a coppa pieno, colore banco rosato, Molto profumata e vive con pochi accorgimenti; o le Polyantha, rose molto rifiorenti che si adattano al vaso come la  Madame Leonie Lamesch, quasi bicolore con un bocciolo che diventa rosa striato di giallo o ancora  la Natalie Nypels, fiori bellissimi e rosati, semi doppi a mazzi, rifiorente; o  la Multiflora nana che forma un cespuglietto di fiori bianchi molto profumati e che se si ha l’accorgimento di non tagliare i fiori sfioriti, forma bellissime bacche arancio. Ma se volete saperne di più, rileggete I consigli di un vivaista sulle rose migliori da piantare in vaso.

3. Si fanno mangiare con gli occhi e …

Non solo è la più bella del reame ma anche la più buona! I petali profumati e delicati sono perfetti per aromatizzare dolci e gelati, per dare colore a insalate e secondi, perfetti per comporre composte da accompagnare a formaggi e fascinosi per cocktail e drink. Le ricette sono tante, noi vi proponiamo quella della conserva di rose che Pellegrino Artusi consiglia consiglia di preparare «quando le rose sono in piena fioritura dai 15 di maggio ai 10 di giugno e possibilmente con rose maggesi che sono di colore roseo ed odorose».  (la trovate in fondo al post)

4. Sono effervescenti

Le rose sono ricchi di vitamina C. Sì, avete capito bene, come le arance e i limoni. Pensate che 100 gr di bacche di rosa rugosa contengono da mg 2275 a 6977 di vitamina C contro i soli 49 mg di 100 gr di polpa di arance. E 100 grammi  di rosa canina, non solo sono ricche di  ferro, zinco, rame, calcio, manganese, boro, sodio, fosforo, potassio e magnesio, ma hanno lo stesso contenuto di vitamina C che può avere 1 Kg di arance.

5. Amano la campagna ma sono serene anche in città

Sembra che le rose di città siano più sane di quelle di campagna, perché  l’aria inquinata delle città non offre le condizioni favorevoli a molte malattie per svilupparsi.

6. Sono tipe avventurose e selvatiche

Le rose sono piante vigorose e di rapido sviluppo e tranne rare eccezioni, resistono bene alle basse temperature e generalmente preferiscono il freddo al caldo eccessivo. La temperatura ideale – spiega il nostro Vivaio Rose Barni che da 1882 produce meravigliose collezioni di rose d’autore –  per la fioritura delle rose è compresa fra i 12 e i 25 gradi centigradi. Al di sotto, la pianta può formare rami detti “ciechi”, cioè senza formazione di bocci, ed oltre i 25 °C i fiori risulteranno più piccoli e la vegetazione rallentata. Quindi, in zone calde e aride, nei mesi estivi, le rose possono andare a riposo: risulta perciò inutile annaffiare frequentemente, concimare o potare. E’ molto meglio ricominciare a coltivare dopo il passaggio dei forti calori per avere magnifiche fioriture autunnali e invernali.eccessivamente la siccità.

7. Non temono gelo, ombra e siccità

Al sole danno il meglio di loro, ma ci sono rose adatte a luoghi esposti a nord e in ombra parziale, come la Rosa Alba, Centifoglia, Damascena, Gallica, Blush Noisette, Iceberg, Ruga; e rose adatte a zone siccitose e aride, come la Rosa Tè, Banksia, MOscata, Noisette

8. Profumano di campagna? Noooo! di RhNUDX1

E’ infatti nascosto in questa formula, il vero segreto delle rose. RhNUDX1 è uno specifica enzima che incoraggia le rose a produrre il composto chiamato geraniolo, responsabile del loro inebriante profumo. Esperimenti di laboratorio sulle proteine dei petali di rosa,  hanno dimostrato che l’aumento dell’enzima aumenta i livelli di geraniolo nelle proteine. Gli esperti affermano che l’età delle rose senza profumo è iniziata quando gli ibiridatori, nella prima metà del XX secolo, iniziarono a mescolare varietà cinesi con le tradizionali varietà inglesi antiche per migliorarne i colori (come il giallo). Oggi le rose davvero profumate rappresentano solo il 50%, rispetto al 75 % del XIX secolo. Quali scegliere? Sicuramente tra le Rose antiche, le varietà di Gallica, Damascena, Alba e Centifolia e se ne volete sapere di più, veniteci a trovare al Festival, dove i nostri appassionati cercatori di rose, risponderanno a tutte le vostre curiosità.

9. Ci tengono molto ad essere in ordine

«Le Rose non possono mai, per nessuna ragione, essere lasciate a sè stesse. Perchè la Rosa sia quella cosa ineffabile che si diceva, c’è come un invisibile confine da valicare: e al di là di quel confine, si apre un orizzonte immenso» diceva Ippolito Pizzetti. La cultura della Rosa non è molto difficile ma bisogna fare molta attenzione alle malattie che facilmente l’attaccano e alla potatura, fondamentale per ottenere fiori più belli e fioriture prolungate, per allungare la vita della pianta e disciplinare il cespuglio. Se avete bisogno di un aiutino, sabato 23 febbraio alla Scuola del Verde, Carlo Contesso vi aiuterà a capire nel workshop La rosa, Regina dei Giardini, come prendervi cura delle vostre rose, spiegandovi i segreti per una buona coltivazione e potatura.

10. Rosse per scelta

I fiori di colore rosso come le rose, devono la loro colorazione alla presenza dei pigmenti chiamati antocianine che attraggono gli insetti impollinatori, fungono da deterrenti per gli erbivori e difendono le piante dagli effetti deleteri della radiazione UVA e UV.

 

Che altro dire se non «A rose is a rose is a rose is a rose» per prendere in prestito le parole di Gertrude Stein..

Lasciatevi inebriare dai loro profumi, ascoltando TUNNEL OF LOVE dei DIRE STRAITS e buon San Valentino…

 

Ricetta della  conserva di rose di Pellegrino Artusi

Occorrono rose dette maggesi, che sono di colore roseo ed odorose. Sfogliatele e recidete ad ogni foglia la punta gialliccia che trovasi in fondo alla medesima gettandola via e, per far questa operazione con meno perdita di tempo, prendete con la sinistra tutto il ciuffo, ossia la corolla della rosa, e con la destra, armata di forbici, tagliatela giro giro poco più sopra della base del calice.

Ecco le dosi: Zucchero bianco, fine, grammi 600 | Foglie di rose al netto, grammi 200 |  Acqua, decilitri 6 | Un mezzo limone | Breton, un cucchiaino.

Ponete le rose in una catinella con grammi 200 del detto zucchero e il sugo del mezzo limone e con le mani strofinatele, tritatele più che potete per ridurle quasi una pasta. Sciogliete al fuoco il resto dello zucchero nell’acqua suddetta e gettatecele per farle bollire fino a che il siroppo sia condensato, il che si conosce se, prendendone una goccia fra le dita, comincia ad appiccicare; ma badate che non arrivi a fare il filo. Prima di ritirarle dal fuoco date loro il colore col breton, del quale potete fare anche a meno, se al bel colore non ci tenete. E’ il breton un liquido vegetale rosso, innocuo, così chiamato dal suo inventore, per colorire ogni sorta di dolci.

Codesto, che vi ho descritto, è il modo più semplice e da me preferito per fare la conserva di rose, ma le foglie rimangono durettine. Volendole più tenere bisognerebbe farle bollir prima nell’acqua indicata per cinque minuti, levarle, strizzarle e pestarle nel mortaio il più possibile coi 200 grammi dello zucchero e il sugo del limone, poi sciogliere nella stessa acqua il rimanente zucchero, gettarvi le rose pestate e pel resto regolarsi come si è detto.

Quando la conserva è diaccia ponetela nei vasetti per conservarla come tutte le altre consimili.

 
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