IX Edizione

SEI ragazzi che vogliono (e possono) salvare il pianeta

SEI ragazzi che vogliono (e possono) salvare il pianeta

CHE COSA facciamo per lasciare un segno e dare il nostro contributo alla causa verde? Se poniamo la domanda ai ragazzi della Generazione Z, nati durante il passaggio del nuovo millennio e pronti ad attivarsi per cambiare il mondo, la risposta sarà sicuramente univoca: poco.

Hanno poche manciate di anni ma la forza, la determinazione, la grinta e la saggezza che solo il tempo e l’esperienza regalano. Parlano ai leader mondiali, fanno sentire la loro voce forte e chiara, utilizzano la rete, i social per smuovere l’opinione pubblica e la politica affinché prenda provvedimenti e si occupi di questo pianeta.

Secondo il World Fact Book della CIA, i bambini e i giovani sono il 30% della popolazione mondiale. «Rappresentano il più grande gruppo di persone attualmente colpite dai cambiamenti climatici, ma sono anche più vulnerabili degli effetti nocivi degli adulti. I bambini e i giovani sono anche la generazione che dovrà affrontare gli impatti futuri dei cambiamenti climatici, che piaccia o meno. Sfortunatamente, sono la generazione che ha più da perdere

Quella che cambierà le regole per farne di nuove: più sostenibili, responsabili e consapevoli. E’ idealista e sceglie le emozioni, l’autenticità, la condivisione, lo scambio, il fatto a mano, la trasparenza e il senso delle cose. E’ decisa a provocare un impatto positivo sulla vita delle persone, a lasciare il proprio segno nel mondo. E sembra PROPRIO che ci stia riuscendo ….

«State rubando il futuro dei vostri figli davanti ai loro occhi. Finchè non inizierete a concentrarvi su ciò che deve essere fatto piuttosto che su ciò che è politicamente possibile non c’è speranza. Abbiamo finito le scuse, stiamo finendo il tempo (..)» GRETA THUNBERG 15 anni e il coraggio di puntare il dito contro l’indifferenza dei potenti riguardo la necessità urgente di salvare il pianeta dal riscaldamento globale.

Se noi piantiamo questi alberi, non risolviamo certo di colpo la crisi climatica. Ma possiamo contribuire all’eliminazione di un quarto delle emissioni inquinanti prodotte dall’uomo». FELIX FINKBEINER a soli 9 anni, ispirato dal Nobel per la pace Wangari Muta Maathi, è riuscito a mettere in piedi un progetto di riforestazione globale (30 milioni di alberi in 30 paesi del mondo) e fondare un’associazione, Plant for Planet, per tutelare e rafforzare le foreste della terra. Oggi, dopo una laurea in Relazioni internazionali a Londra, Felix continua i suoi studi in Svizzera, e lancia la campagna per il 2019 Trillion tree campaign che mira a piantare un trilione di alberi nei prossimi 30 anni per riforestare il pianeta.

«Tutte le forme di vita sono connesse. Tutti traiamo la vita dalla stessa terra e ci dissetiamo dalle stesse acque. Veder collassare il mondo davanti a me ha spinto a farmi avanti. Ciò che molte persone non hanno capito o semplicemente ignorano, è che il cambiamento climatico non è un problema del domani che non danneggia solo le calotte polari o che non innalza solo il livello degli oceani. E ‘ un problema che ci danneggia adesso, proprio qui e sarà sempre peggio. Molti giovani sono in prima linea in tutto il mondo, perché vedono il cambiamento climatico come una questione riguardante i diritti dell’uomo. Dobbiamo capire che quello che in ballo non è più ormai solo il pianeta o l’ambiente ma quello che c’è in ballo adesso è l’esistenza della mia generazioneXIUHTEZCATL MARTINEZ , 15 anni, diventato un attivista per il cambiamento climatico all’età di 6 anni, ha parlato al vertice delle Nazioni Unite Rio + 20 a Rio de Janeiro, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York e dirige la sezione dei giovani Earth Guardians, un’organizzazione di conservazione mondiale.

NADIA SPARKES, è una giovane eroina contemporanea,  che, soprannominata da un gruppo di bulli «Trash Girl», ogni mattina andando a scuola ripulisce le strade, caricando immondizia sul cestino della sua bicicletta. Da quando ha scoperto di avere il superpotere di difendere l’ambinete, ha raccolto più di 1.100 litri di spazzatura, abbastanza da riempire circa quaranta bidoni della cucina, è diventata ambasciatrice naturalistica del WWF ed è riuscita a creare una rete di giovani che hanno deciso di seguire il suo esempio.

JADEN ANTHONY, è un ragazzino americano di 11 anni che con il suo fumetto Kid Brooklyn, racconta ai bambini (e agli adulti) le questioni ambientali e sociali che oggi sfidano il mondo.  «Ho creato questo fumetto per far aprire gli occhi a bambini e adulti su questioni pericolose come il cambiamento climatico e il riscaldamento globale». E’ la storia di un bambino di Brooklyn che, insieme ai suoi amici, riceve poteri speciali per salvare il pianeta da crisi ambinetali e  alieni malvagi (mascherati da corporazioni) vogliono conquistare il mondo.

«Signore e signori, discorsi e conferenze non risolveranno il problema, ma fare un discorso è più efficace.» TIMOCI NAULUSALA, con i suoi dodici anni e il discorso di apertura alla COP23 di Bonn in Germania, ha affascinato i leader mondiali. Parla di «villaggio globale» per far aprire gli occhi sull’impatto del cambiamento climatico, spiega che il gioco dell’attesa e della colpa è finito.

Ecco chi sono i ragazzi della Generazione Z. Sono loro, la nostra unica speranza di salvezza, l’unica possibilità che ci rimane per dare alle  generazioni future una risposta diversa da «Oddio cosa abbiamo fatto! Sentite dovete capire che eravamo appena usciti da un secolo di relativismo e decostruzionismo, in cui ci avevano comunicato che molti dei principi che ci stavano più a cuore erano traballanti o pure illusioni, e in molte aeree della nostra vita ci era già stato richiesto di accettare che nulla è essenziale e che tutto cambia; e questo in un certo senso ci aveva tolto la forza di combattere. E che non pensavamo che il clima potesse cambiare. Cioè, abbiamo sempre saputo che potevamo causare gravissimi danni al pianeta, ma neanche i più arroganti fra noi avevano immaginato che saremmo mai riusciti a variarne i ritmi e il carattere, proprio come un bambino che ha strillato tutto il giorno in faccia al padre non si aspetta comunque di vederlo buttarsi per terra in cucina e piangere » per utilizzare le parole della scrittrice americana Zadie Smith.

E allora, FORZA RAGAZZI, il pianeta è nelle vostre mani (e forse anche noi)! Tutto questo sta succedendo davvero e fra un certo numero di anni ci piacerebbe poter dire orgogliosi «C’eravamo anche noi!» piuttosto che «nutrivamo una profonda attrazione verso l’apocalisse» e avere ricordi di quel potente cambiamento che ha trovato nella rete e in qualche manciata di anni, la sua forza vitale.

#abbiamoancoratempoperagire

 

 

 
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