Avventure creative: sedersi in giardino

Concorso destinato ad architetti paesaggisti per l’allestimento di giardini temporanei. Concept »
I progetti selezionati da Fabio Di Carlo, Ciriaco Campus e Michela Pasquali


LA PANCHINA DI MARCOVALDO

di Emanuele Penna - Andrea Penna - Nicole Del Re





Un Sogno, un ideale, un desiderio desiderato, un percorso dell'immaginazione che contiene in sé ogni aspettativa. Un oggetto ambito che può diventare ciò che si vuole: affetto, nostalgia, ricordi… Una tensione esistenziale nata dal desiderio e dal sogno dell'oggetto noto, così come raccontato da Italo Calvino nel suo romanzo, che fa perdurare la voglia di raggiungerlo e, nell'attesa, di evocarlo per renderlo più vivo.
La Panchina di Marcovaldo
: l'astrazione che ci parla di tutte le esperienze personali che associamo al dolce gesto di sedersi in giardino. Da questo spunto letterario è nata l'idea di progetto che pone al centro l'oggetto del desiderio del romanzo, ma che, arbitrariamente, sceglie di renderlo irraggiungibile proprio per poterlo protrarre all'infinito nel nostro immaginario. Il progetto pone al centro della sua struttura una panchina rossa, leggibile da ognuno come oggetto noto, che evoca sensazioni e ricordi dei più disparati.

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HABEMUS VANITAS

di Manuel Muñoz Segura





“Gli uomini vivono recitando nel paesaggio i drammi piccoli e grandi della loro esistenza, teatralizzando le piccole e grandi imprese che danno significato alla loro vita, partecipando da attori o spettatori, secondo i casi, alle vicende che, pur di portata locale, sono sempre il riflesso di vicende più grandi. Poi scompiaono e con essi scompare l’intera generazione che li ha visti protagonisti, e della loro esistenza, di tutto il loro fare, agire, gridare, resteranno nel paesaggio gli echi, sempre più deboli, le memorie tacite o sempre più fioche delle gesta di cui hanno riempito il palcoscenico, i brandelli dell’allestimento scenico con cui, attraverso l’azione pratica, utilitaria, e attraverso l’attività ludica, creativa, hanno costruito il paesaggio-teatro.”
(Il paesaggio come teatro - di Eugenio Turri)

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Seduto così,
a gambe incrociate.
Semplicemente
(Proverbio Zen)

Il progetto pensato per il concorso “Avventure creative: sedersi in giardino” trae ispirazione dal rito giapponese della cerimonia del the.
Un cilindro cavo, costruito con scarti vegetali accoglie il visitatore in un luogo intimo e raccolto, dove le pareti, costituite da fasci di rami secchi posti gli uni sugli altri, non presentano aperture, eccetto la stretta soglia di passaggio.
A terra un tappeto di corteccia di pino su cui vengono adagiati alcuni cuscini invita i visitatori a sedersi.
Secondo il rituale giapponese, la cerimonia del the si svolge in una stanza appartata della casa o, più spesso, in un padiglione apposito, solitamente collocato all’interno di un giardino, in perfetta armonia con esso.
Il forte contenuto spirituale della cerimonia giustifica l’isolamento della stanza dall’abitazione, al fine di allentare le ansie e le preoccupazioni della vita quotidiana.

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Io non ho talenti straordinari. Sono solo appassionatamente curioso.
(Einstein)

La curiosità è come una luce che si accende, se pur piccola, ed irradia le parti più oscure dei nostri percorsi quotidiani.
Forse non ne definisce chiaramente i contorni ma ci sprona per cercare di capire meglio cosa stiamo attraversando.
Guardare con occhi attenti e traiettorie progettate quello che accade intorno a noi, oltre il significato superficiale delle cose, può creare nuovi interessi, aprire nuove prospettive ed aiutarci a comprendere meglio le nostre opportunità.
Avere l’intuizione felice, il lampo di genio, può nascere propria dalla curiosità verso l’altro. Più la voglia di capire e di sapere sarà grande più saremo curiosi di accendere questa luce.

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GIARDINO SEDUTO

di Sergio Capoccia - Margherita Brusca





Tutto il progetto si basa sul concetto di portare gli elementi vegetali che lo compongono – che normalmente vengono posizionati a terra o al limite in un vaso – allo stesso piano dimensionale degli individui che ne usufruiranno.

Il progetto, nella sua interezza, è concepito come un’unica struttura che, nascendo direttamente da terra, crea una serie di sedute identificate in due zone ben distinte del lotto in esame: la prima zona è caratterizzata da una lunga panca che trova origine da una morbida “collinetta” (particolare 1) ed è composta da uno scatolato di legno in listellare di pino –spessore tot scatolato 10 cm- in mezzo al quale sono inseriti/incastrati gli schienali (particolare 2) che continuando fino a terra fungono anche da base per la panca stessa. Sulla panca posta a quota + 0,45 cm, tra una seduta e l’altra, sono presenti alcuni ritagli che saranno occupati da piccole “porzioni di giardino” in continuità con il disegno squadrato di altrettante aiuole poste a quota “0”. La panca finisce appoggiata su una struttura circolare coincidente con l’inizio della seconda zona.

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LA TANA NEL BOSCO

di Simone Romaro - Nicola Coppo - Iride Filoni - Stefano Marcato





Un guerriero viene ferito in battaglia. Inseguito dagli avversari s’imbatte in un bosco. Con le ultime forze, vi penetra, vi si addentra. Nel profondo trova un rifugio. Lì, si lascia andare in un lungo sonno.
TANA!
Si sveglia ancora malconcio, si guarda attorno, si accorge che il bosco lo protegge e lo nutre, impara a conoscerne i misteri, guarda il mondo esterno con altri occhi. Nella convalescenza affronta e vince i suoi demoni, si rigenera.
Quando si sente pronto saluta chi l’ha curato e se ne va.

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Chi ha mai detto che la seduta debba essere un elemento statico, legato all'idea di riposo, contemplazione o attesa?
E se fosse lei stessa, muovendosi, a dar vita agli spazi del giardino?
Ecco allora che la seduta diventa unica, grande, dinamica, si sposta, si traina, porta con se oggetti  del passato utili al presente, si muove in ogni dove, in una dimensione in cui tutto riprende vita!
Al suo passaggio ogni oggetto perde il suo usuale scopo per acquistarne uno nuovo: le porte diventano tavoli i raggi di ruota, appendi utensili bottiglie, un colorato pergolato -  flaconi, ombrelli, barattoli, dei colorati contenitori ..

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3 progettisti, 3 varietà di rose, 3 componenti di un unico dispositivo.
Questa idea ruota tutta intorno al numero 3, espressione simbolica di creatività e rappresentazione percettiva di una convergenza anelata.
Siamo sulle spine vuole essere un rimando ironico alla condizione vissuta dalla generazione nostra tutta e se possibile ancor di più da chi si affaccia autonomamente ad una professione nel mondo del progetto architettonico o paesaggistico. Metafora di una condizione di  sospetto verso un futuro che appare poco comprensibile e di cui la società non ci aiuta a trovare un' interpretazione. Tensione che abbiamo voluto riportare concettualmente anche nel progetto accostando al dispositivo per la seduta, a cui appartiene peculiarmente un senso di comodità, accoglienza, conforto, le spine componenti che rimandano con immediatezza ad un'idea di disagevole inospitalità. Centripeto e centrifugo sono i due sisteni di forze che si concretizzano in due modi di utilizzare il dispositivo: una convergenza al centro volta all'incontro e una spinta contemplativa verso l'esterno.  

Il processo progettuale che ha generato la proposta trova origine in due precisi obiettivi, che sin dalle prime fasi di elaborazione hanno indirizzato il nostro agire.

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Attraverso” è un progetto che si interroga sul significato e sul il valore del giardino all’interno della città contemporanea. Il progetto vuole rappresentare un nuovo passo di una ricerca che ha come oggetto la rappresentazione delle multiple e complesse relazioni tra l’uomo ed i nuovi spazi geografici ed intellettuali in cui egli agisce.

Lo scopo è raccontare una storia fatta di cultura, di emergenze, di personalità, di memorie, attraverso un sistema temporaneo ed in continua evoluzione.
Attraverso” è un giardino che unisce diverse dimensioni spaziali e temporali, è il qui e adesso.
Il "qui" è determinato dagli elementi architettonici rappresentati dal Parco Pensile dell’Auditorium Parco della Musica dove si inserisce l'installazione,
mentre l ' “adesso" si riferisce alla struttura temporanea che si vede nel presente e definisce nuovi collegamenti tra passato e futuro.

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