Balconi in città

Sarà per il fatto che dal giardino dell’Eden venimmo scacciati da un padrone piuttosto burbero, aiutato da bravacci alati con spadone, e che pertanto di quei luoghi conserviamo un ricordo viziato da gran brutte sensazioni, ma sta di fatto che tranne per i mistici incalliti non è quello il vero archetipo del giardino terreno. Teorie e storie sul tema, scritte nell’arco dei secoli, individuano piuttosto un altro antenato nobile, altrettanto paludato e dalla frequentazione assai meno rischiosa: i giardini pensili di Babilonia.

Mito o realtà che fossero, in quei giardini elevati, realizzati in terrazze stese al di sopra di bizzarre costruzioni abitate, si univano due concetti divergenti ma a noi cari, il senso della città e anzi della metropoli, e quello della naturalità a portata di mano. Un preannuncio di modernità ben colto degli artisti che negli ultimi decenni del secolo XX ne fecero un soggetto molto frequentato. Edgar Degas dipinse una Sémiramis construisant Babylone, dove la regina Semiramide, accompagnata da uno stuolo di ancelle, dopo avere raccolto le sue giornaliere rose fresche nella terrazza giardino, osserva la pulsante città che l’attornia: una sorta di Manhattan vista da Brooklyn; manca solo il ponte.

Pochi son del tutto consapevoli della rivoluzione che il secolo trascorso ha portato al nostro ambiente di vita. Che ha guardato non solo la produzione industrializzata degli oggetti d’uso o il radicale mutamento delle tecniche di costruzione edilizia; ad esser investito da un mutamento copernicano è stato il rapporto fra il paesaggio costruito, l’ambiente urbano, e lo spazio naturale.

Il concetto di paesaggio è mutato intorno a noi. La progettazione contemporanea impone di esplorare territori delle forme ibride, popolati dalle compromissioni fra ciò che è reso vivo dalla clorofilla e quanto è immobilizzato dalla sua natura minerale. I nuovi creatori di forme e ambienti devono formarsi con un’attitudine aperta alla progettualità, pronta a valicare i confini che hanno separato la progettazione architettonica, il disegni dell’oggetto d’uso, la progettazione ambientale.

Balconi, terrazzi, tetti praticabili sono la nuova frontiera urbana dove sperimentare la sensoriali del mondo vegetale, la dinamicità dei mutamenti stagionali, i valori contestuali del micro-ambiente; uno strumento con cui costruire un paesaggio relazionale fra il singolo e la collettività.

I balconi verdi giocano a mutare in paesaggio le viste delle nostre finestre. Costruiscono nella loro sequenza lo storyboard per la messa in scena di uno spazio trasfigurato. Più domestico e condiviso. Sona la narrazione poetica di un paesaggio amico.

Franco Panzini – curatore del concorso Balconi in città

Questa è una piccola collezione dei balconi vincitori del concorso. L’interpretazione di chi con passione, professionalità e un pizzico di ironia, ha raccontato al pubblico del Festival in questi dieci anni, la sua personale esperienza dello spazio urbano attraverso una finestra o un balcone.