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Carnivore che passione!

Carnivore che passione!

Qualche giorno fa, mentre svolgevo la mia attività di internauta, sono incappata in un filmato che stava facendo il giro del web dal titolo in latino “Carnivora Gardinum”. Un titolo accattivante e un video ben fatto mostravano le abitudini “carnivore” di queste piante così uniche. Incuriosita nel sapere qualcosa di più ho iniziato la mia ricerca su questo affascinante mondo e partendo dalle domande più banali, tipiche di una neofita che vuole cominciare dall’ABC, sono andata a “scomodare” Simone Scifoni dell’Associazione Italiana Piante Carnivore, che è stato lieto di rispondere con dovizia di particolari.

Intervista di Valeria Bucco

Dove nascono le carnivore?
Anche se può sembrare banale in effetti questa domanda non lo è, possiamo dire che fin’ora le uniche zone al mondo dove non sono presenti le carnivore, sono i poli, anche se non è detto che sotto la calotta polare possa esistere qualche genere ancora ignoto che al buio, quindi senza la fotosintesi, possa nutrirsi di microorganismi che vivono in quegli ambienti così “ostili”. Non è possibile individuare un habitat ideale che favorisca la crescita delle carnivore, perché questo varia a seconda del genere, latitudine, altitudine, temperatura e clima, che possono essere profondamente diversi fra loro a seconda del genere e della specie. Persino nel caso di piante appartenenti alla stessa specie, ma che crescono in continenti o latitudini differenti, possiamo notare che vivono bene anche in condizioni climatiche molto diverse.

Ci sono carnivore autoctone?
In Italia sono presenti 4 generi di piante carnivore: il genere Pinguicula con parecchie specie e sottospecie, il genere Utricularia, il genere Drosera ed il genere Aldrovanda che è praticamente estinta sul nostro suolo nazionale.
Le pinguicule crescono lungo tutto lo stivale, in ambienti umidi (come le torbiere, gli acquitrini e le zone umide alpine), molto spesso su pareti stillicidiose (pareti di roccia calcarea molto umida a causa delle infiltrazioni d’acqua nel terreno) nel centro e sud Italia.
Le utricularie vivono in acquitrini e paludi a pelo d’acqua, e con la stagione fredda vanno in riposo (come tutte le piante che crescono in paesi a clima temperato) facendo morire la parte aerea e formando una sorta di bozzolo (turione) che si posa sul fondo, per poi riprendere vita a primavera.
Le drosere, rotundifolia, anglica e intermedia ed i loro ibridi, sono le uniche presenti in Italia ed anche loro vivono in ambienti umidi (torbiere, sfagnere ed acquitrini).
L’aldrovanda (a cui è stato dato il nome in onore del naturalista Ulisse Aldrovandi) è una pianta acquatica ormai considerata estinta in Italia ed è una delle piante carnivore con la trappola a scatto, si nutre di organismi e larve presenti nelle acque in cui cresce.

Di cosa si nutrono?
Ovviamente la “dieta” di ogni carnivora varia innanzitutto a seconda della dimensione della trappola. Il termine “carnivora” in effetti può essere fuorviante, molti credono che una pianta carnivora possa nutrirsi solo di insetti, in realtà nelle regioni del sud est asiatico, dove vivono e crescono le Nepenthes, non è così raro trovare delle specie con le trappole più grandi (ascidi che possono contenere da 2 a 4 litri di liquido digestivo) capaci di nutrirsi di piccoli roditori, piccoli rettili o altri animali. Questi vanno a bere nelle trappole e ci cadono inavvertitamente, affogando così nel liquido digestivo e venendo successivamente digeriti parzialmente dalla pianta stessa.
Oppure capita che nelle Dionee presenti nei nostri balconi troviamo piccole lucertoline o gechi che sono stati catturati dalla pianta stessa e anch’essi vengono parzialmente digeriti. Detto questo, gli insetti sono gli esseri che nutrono maggiormente le nostre piante e da loro le carnivore estraggono le sostanze azotate ed alcuni minerali che sono presenti negli habitat in cui si sono evolute ed attualmente vivono. Per questo motivo è considerato letale concimarle con qualsiasi tipo di additivo, sia esso chimico o naturale.

Come riconoscerle?
Per uno che non le ha mai viste, incontrandole in natura, non penserebbe mai che possano avere caratteristiche così affascinanti. Alcuni generi sono molto spettacolari per  colori e dimensioni che assumono le trappole, e spesso vengono confuse con calle o orchidee. Forse, tra tutte, quella che potrebbe essere riconosciuta a prima vista da uno che non le conosce, la Dionaea muscipula, è quella che più ricorda una “bocca” che può chiudersi per intrappolare le prede.

Quante specie esistono?
Come disse Marcello Catalano, uno dei fondatori dell’Associazione Italiana Piante Carnivore (aipcnet.it), “Esistono oltre 600 specie di piante carnivore. Tutte meravigliose.”Essendo distribuite in tutto il mondo in habitat e condizioni diverse, hanno avuto modo di evolversi come ogni essere, di ibridarsi e di dare vita a piante con peculiarità e caratteristiche diverse adattandosi con il tempo alle varie condizioni, ostili o favorevoli; questo ha permesso loro di integrarsi perfettamente nel ciclo vitale del nostro pianeta ed oggi, purtroppo, forse l’unico pericolo per loro è l’uomo.

Qual è la giusta ambientazione per farle vivere rigogliose? Dentro casa o fuori, meglio in giardino o va bene anche tenerle sul balcone?
Le risposte già date forse chiariscono un po’ le idee, tutto questo dipende ovviamente dal genere o specie che si intende coltivare, generalmente tutte le piante che provengono da zone a clima temperato si possono tenere fuori casa anche da noi, tutto l’anno; ad esempio le dionee, le sarracenie, la darlingtonia californica, alcune drosere, alcune pinguicule, l’elenco potrebbe essere lungo, mentre le piante che provengono da zone tropicali o subtropicali generalmente in inverno andrebbero protette dal freddo evitando di esporle a temperature sotto i 5/10 gradi.

Quali sono le “conditio sine qua non” per farle crescere bene? (terreno, quando e come innaffiarle, posizione, temperature, vasi)
Sebbene la loro specificità sia così affascinante sono pur sempre piante, ed hanno le stesse esigenze di una qualsiasi altra pianta, quindi luce, acqua ed un substrato in cui crescere.
Le specie più comuni, quelle per intenderci che si trovano nei nostri vivai, e che di solito sono dionee, sarracenie e qualche drosera, necessitano preferibilmente di un’esposizione solare molto lunga, del resto anche in natura è così, nelle zone acquitrinose o nelle sfagnere è raro che crescano alberi o foreste che possano coprire il sole. Il terriccio ideale è la torba bionda di sfagno, che non è altro che il risultato della sedimentazione dello sfagno stesso durante i millenni, ed una componente granulosa neutra (ovvero che non rilasci minerali), la perlite (o agriperlite) è perfetta, ma si può usare anche della sabbia silicea ben lavata, che serve a tenere arieggiato il substrato. Negli ultimi anni molti coltivatori stanno cercando di sperimentare nuovi substrati (fibra di cocco e trucioli di segatura), soprattutto per la parte “terrosa” in quanto anche le torbiere, da cui viene prelevata la torba, sono in via di esaurimento; anch’io mi sto cimentando utilizzando della fibra di cocco con ottimi risultati. Le specie che ho citato vanno tenute in ammollo nell’acqua dalla primavera all’autunno, l’acqua deve necessariamente essere “leggera”, povera di minerali (soprattutto calcio) prediligendo ovviamente l’acqua piovana o da osmosi inversa, ma si può usare anche l’acqua demineralizzata non profumata o acqua di condensa (quella dei condizionatori, se l’impianto è abbastanza recente). In inverno poi si riduce l’apporto idrico lasciando però sempre umido il panetto di terra nel vaso.

Ci sono piante carnivore particolarmente scenografiche in autunno?
Direi proprio di si, forse le più belle in assoluto, di sicuro le mie preferite, sono le sarracenie leucophylle che sono carnivore a crescita autunnale, ovvero fanno le trappole più belle dalla fine dell’estate all’autunno inoltrato, colorando in maniera incantevole i nostri balconi. Ci sono però anche piante di dimensioni inferiori ma molto belle, le drosere tuberose (originarie dell’Australia), a crescita invernale, che con le loro gocce di colla e colori sgargianti rallegrano le nostre mensole e terrazzi anche nella stagione invernale.

Il primo consiglio che daresti ad una persona che vuole cimentarsi nella coltivazione delle carnivore.
Il mio consiglio è quello di cercare informazioni per coltivarle in rete, almeno quelle di base  che sono generalmente molto semplici. Il sito dell’AIPC accessibile all’indirizzo www.aipcnet.it è ricco di molte indicazioni su tante specie di carnivore, anche le più difficili da coltivare, ma ci sono anche diversi forum e blog interessanti dove poterle trovare. Ma soprattutto non scoraggiarsi se le prime piante possono seccarsi e morire, spesso è colpa di chi le vende (soprattutto vivai e negozi di piante) e non sa fornire giuste indicazioni su come tenerle, dando persino consigli sbagliati ai neofiti.

Che cos’è l’AIPC e cosa fa?
L’AIPC è l’Associazione Italiana Piante Carnivore nata nel 1998 come punto di aggregazione per i coltivatori italiani, per condividere le esperienze, le informazioni, i metodi di coltivazione e soprattutto una gran bella passione. Con il tempo l’associazione oltre a continuare ad essere un punto di aggregazione è diventata anche editore di contenuti, consultabili sia online sul sito www.aipcnet.it, dove chiunque ha libero accesso alle molte informazioni sulle carnivore, che sul magazine cartaceo bimestrale. Inoltre organizza incontri nelle scuole e due meeting, uno in primavera e uno in autunno. Oggi è diventata una realtà molto presente sul territorio italiano che si batte da anni per salvaguardare le poche zone umide rimaste in Italia, in cui sono presenti micro ecosistemi unici nel loro genere e fortemente a rischio. Capita non di rado che l’AIPC raccolga fondi per realizzare progetti di conservazione non solo in Italia ma anche all’estero, dove forse il “problema ambiente” è visto più come una risorsa che come un ostacolo. A tal proposito nell’ultimo meeting italiano sulle piante carnivore, che ha coinciso con quello europeo, e si è svolto nelle nuove e tecnologiche serre dell’orto botanico di Padova, Sir David Attenborough (il noto documentarista della BBC) ha lanciato una bellissima iniziativa coinvolgendo le varie associazioni nazionali. L’idea è quella si convogliare tutte le informazioni raccolte e poter creare la prima banca dati mondiale sulle piante carnivore, raccogliere semi o talee di piante in zone a fortissimo rischio di estinzione, per riseminarle in cattività o riprodurre in laboratorio e successivamente reimpiantare nei territori flagellati dal clima o dall’uomo.

 

Pinguicula messicana, foto Simone Scifoni ©
Utricularia vulgaris
Drosera anglica
Aldrovanda vesiculosa
Nepenthes ventricosa foto Simone Scifoni ©
Insetto su una trappola di Sarracenia alata, foto Simone Scifoni
Un altro insetto predato da una Drosera regia
Trappola di Dionaea muscipula anche detta “Venere acchiappamosche” foto Simone Scifoni©
Drosere capensis, foto Simone Scifoni ©
Sarracenia leucophylla foto Simone Scifoni©
Drosera tuberosa australiana, foto Simone Scifoni ©

 

 
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