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Flying Zebras: intervista a Thilo Folkerts

Flying Zebras: intervista a Thilo Folkerts

Nello studio romano presso l’Accademia Tedesca Villa Massimo, abbiamo incontrato il paesaggista berlinese Thilo Folkerts

Intervista di Sonia Santella


100Land è  il nome del suo sito. Coincidenza oppure no, 100 minuti è durata l’intervista a Thilo Folkerts, ormai quasi giunto al termine del suo soggiorno romano.


Come sei arrivato a Roma?
Avevo bisogno di fare una pausa e di concedermi alcune riflessioni sul lavoro e su alcuni progetti che sto curando. Avevo scritto agli uffici preposti a Berlino una richiesta di soggiorno breve a Villa Massimo, come borsista. Quando ho ricevuto la risposta positiva, in un primo momento ho creduto che mi avessero concesso i tre mesi richiesti, invece mi avevano assegnato il prestigioso premio alla carriera che il governo tedesco assegna agli artisti meritevoli con un anno di soggiorno presso l’Accademia! Quindi eccomi qua, anche se alla fine ho deciso che sarei rimasto solo per un periodo più breve. E’ troppo difficile stare lontani dal proprio lavoro per un anno intero.


Quando hai scoperto la tua vocazione?
Avevo 12 anni e vivevo con mio padre in una casa circondata da un grande giardino. Anche lui era un paesaggista e amava molto la bellezza spontanea delle perenni e delle graminacee. A differenza dei giardini dei miei compagni, tutti caratterizzati da un impeccabile prato all’inglese, il nostro era una distesa di piante selvagge e indomabili; quando i figli dei vicini giocavano orgogliosamente sul prato, mi sentivo diverso. Mi sono preso una bella rivincita da ventenne quando non dovevo trascorrere i pomeriggi a tagliare l’erba del prato, come invece facevano i miei coetani.

Parliamo di tuo padre. Che cosa ricordi del suo lavoro?
Vivevamo nella cittadina tedesca di Nordhorn. Nel 1955 fondò il Dipartimento del Verde presso gli uffici dell’amministrazione cittadina e divenne direttore del dipartimento.  A quel tempo la professione di paesaggista era diversa, la pianificazione e la manutenzione del verde procedevano di pari passo, non vi era una distinzione vera e propria tra fase progettuale e attuazione. Anche mio padre amava molto il suo lavoro, ma sin da giovane ho capito che avrei che avrei cambiato alcuni schemi.

Tra i tuoi molti impegni professionali c’è anche l’insegnamento. Quali sono i consigli da indicare a chi studia per diventare paesaggista?
Nonostante l’era tecnologica che stiamo vivendo, il disegno o lo schizzo sono per me il modo diretto per comunicare e parlare del progetto in modo istintivo e spontaneo. La mano è ancora uno strumento professionale indispensabile nella nostra professione e per spiegare un progetto ad un committente, la qualità comunicativa del disegno è fondamentale; per qualità intendo saper rappresentare quali tipi di relazioni già sono presenti all’interno dello spazio e come intendo svilupparli.

Progetti in Italia a cui stai lavorando?
Con alcuni studenti dell’Università di Sassari stiamo lavorando alla realizzazione di un giardino per il centro visitatori nel parco di Porto Conte, ad Alghero. Il progetto si chiama Giardino Gioiosa e riguarda un’area molto vasta, circa 4.000 metri quadrati di superficie. Poiché abbiamo poche risorse, per cominciare il lavoro ho proposto, richiamando una tradizionale pratica agricola, di segmentare il terreno con delle linee parallele sia per lavorare su superfici ridotte, sia per rendere possibile il work in progress e diluire nel tempo gli interventi. L’obiettivo principale è quello di utilizzare storie e materiali disponibili: per poter semplicemente spostare della terra abbiamo creato una duna alta, abbiamo caratterizzato un segmento del terreno con rocce del luogo e piantato il finocchio selvatico che già cresceva in quella zona. In una fase successiva con l’aiuto di un botanico del parco, implementeremo la presenza di specie ad alto fusto che rappresentano varie tipologie di paesaggio autoctono, sempre utilizzando il segmento come struttura portante del progetto. Il nostro approccio è il seguente: studiare la topografia del luogo, individuare gli elementi preesistenti che possono essere utilizzati e trovare la relazione spaziale che intercorre tra questi. Il concetto di work in progress è importante.

Tra i molteplici incarichi che hanno segnato la tua brillante carriera, quale ti ha messo più a dura prova?
Ho lavorato a Berlino con Marc Pouzol di Atelier Le Balto, su incarico di un committente che ci aveva chiesto di inserire del verde in un’area molto trafficata per suscitare l’attenzione sul tema. Io ritengo che a volte in alcuni luoghi urbani non sia possibile inserire il verde a tutti i costi, almeno non in strade con una tale densità abitativa. In quel particolare contesto, io e Marc abbiamo deciso di enfatizzare il tema richiesto parlando di trasformazione del paesaggio con una installazione dal titolo “Flying Zebras”. In nostro scopo era individuare nuove geometrie urbane, nuovi impulsi e zone di trasgressione, e per farlo abbiamo usato come metafora le strisce  pedonali. Queste forme geometriche, che appartengono al paesaggio urbano, richiamano il principio barocco del movimento insito nella dinamica della città e la frammentazione delle strisce che abbiamo creato e che avveniva con il vento e il passaggio delle macchine richiamava l’idea del paesaggio che cambia. Per un giorno intero frammenti bianchi di strisce pedonali hanno volteggiato sulle gambe dei passanti, che osservavano curiosi e divertiti.  Il progetto è stato di grande effetto ma a pensarci bene i committenti non sono stati proprio felici della nostra idea!

A proposito di Roma, che cosa ti è piaciuto di più?
Sono stato a visitare il Parco della Caffarella e ho potuto vedere uno splendido esempio di riqualificazione del verde, realizzata dai cittadini e dalle associazioni di quartiere, attraverso un processo spontaneo scaturito dalla relazione tra il luogo e le persone che lo vivono.  E’ la prova che quando tale relazione funziona, è possibile realizzare interventi di grande effetto e funzionalità anche con poche risorse, come accade spesso a Berlino.

Flying Zebras
Zebras Mittelstreifen©Burkhard Paetow
Zebras ©Burkhard Paetow
 
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