Follie d'Autore

In questo contesto una delle idee caratterizzanti è stata quella di impegnare autori giovani ma già affermati su piccole installazioni effimere a tema libero, che sono state chiamate “follie” in ricordo di uno dei più straordinari dispositivi della storia dell’arte dei giardini, quegli indimenticabili momenti emozionati del parco romantico ricchi di contenuto simbolico. Sono spazi dove si libera pienamente tutta la capacità, non solo narrativa ma di libera sperimentazione, su un campo oggi dirimente per la qualità della nostra vita in una società ormai multietnica: il rapporto così fragile fra le diverse culture e diverse nature, nel senso più ampio dei linguaggi, dei comportamenti, assetti spaziali, tecniche acclimatazione. In ogni epoca il giardino ha avuto questa valenza di luogo filosofico e insieme di laboratorio che ne fa un’istituzione culturale fondamentale.

Come tanti innocenti giardini, anche questi hanno una insospettabile ma robusta capacità di preveggenza, di anticipazione urbanistica. L’idea di lavorare su delle installazioni reversibili, espressive sia in chiave narrativa che conoscitiva, dipende certamente da riferimenti che nella contemporaneità adottano la categoria della provvisorietà dell’opera come fine in sè, sia in tanti movimenti artistici – si pensi all’esigenza di Christo e di Jeanne Claude o di Chi Ngo- Kiang: le modificazioni temporanee diventano parte della storia del luogo e sono quanto mai vive in chi le ha potute condividere – che in tante manifestazioni sul giardino che dell’effimero hanno fatto esplicito tema – come ad esempio Chaumont, Metis, La Padula,

Io solo chiamato sei, sette (a volte anche uno) testimoni attorno ad un fuoco, a raccontare di loro stessi, del loro immaginario, delle loro città. Certamente sono visioni diverse, verità alterne e oscillanti, come in Rashomon, o nei personaggi di Pirandello: non perentorie, non assertive. Lasciamo il pubblico la libertà di trarre una propria verità.

Ma in tutte le follie si sente sente un comune impegno nella ricerca sulle tendenze in atto dell’abitare, che potremmo definire come le condizioni per saper vedere e interpretare i temi diurna città del nostro tempo, che non è più naturale, né urbana, né rurale, ma è piuttosto un continuum di questi tre regni una volta sperati, è la città del terzo millennio, che presenta caratteri ormai del tutto diversi dalla città nella quale siamo nati.

Franco Zagari – curatore di Follie d’autore

Questa è solo una piccola collezione (sono state davvero tante) di tutte le Follie che il Festival nei suoi 10 anni di vita ha presentato al suo pubblico.