IX Edizione

La fotografia a mano libera

La fotografia a mano libera

Intervista a Rosanna Castrini, vincitrice dell’International Garden Photographer of the Year, concorso indetto da IGPOTY con la collaborazione dei Kew Gardens. Foto © Rosanna Castrini/IGPOTY


Prendi un concorso fotografico internazionale e prendi una paesaggista – umanista. Lei osserva per giorni una aiuola del suo giardino, fino a quando decide di immortalare il momento perfetto cui dà anche un titolo: ‘My Prairie Garden’. Manda la foto al prestigioso concorso fotografico International Garden Photographer of the Year, e lo vince. L’abbiamo incontrata in rete e ci ha dato la sua ricetta personale su come dar vita alle proprie passioni.

Ho dato uno sguardo al tuo sito e ho capito che ci tieni a sottolineare che nella stessa persona convivono molte personalità. Credi che sia possibile  oppure a volte amiamo darci troppe definizioni?
Penso che sia possibile,  soprattutto se la personalità si è formata con un percorso accademico non troppo definito e chiuso. Si rimane spesso eccessivamente inquadrati da un percorso di studi, e se non si è spinti da una forte passione, difficilmente si riesce ad uscire da questo inquadramento. Ad esempio, non tutti gli architetti che si occupano di progettare spazi verdi, e che sono estremamente abili nel percepire struttura e forma, si appassionano alla botanica. Gli agronomi al contrario sono molto abili nel collocare e coltivare le piante, sanno diagnosticare una malattia,  ma non sempre approfondiscono i temi legati allo spazio e ai principi che regolano le relazioni tra elementi in  architettura. Io ho una formazione umanistica e letteraria, quindi negli anni mi sono fatta una mia idea della professione, svincolata da rigori e formalismi. Se pensiamo a Goethe lo ricordiamo soltanto come un grande letterato, eppure è stato un grande paesaggista.

Siamo andati a leggere la motivazione della giuria, eccola:
“We all love single plant portraits – but it is much more difficult to make a successful picture of many plants together in association. To me, this picture is as close to perfection as you can get. love the contrasting shapes and textures of the three types of flower.(….).”

Sei d’accordo?
Sì certo,  e mi sembra opportuno specificare che si tratta di una foto non manipolata. La foto è stata scattata nel mio giardino e quindi ho potuto cogliere la luce giusta perché avevo davanti ai miei occhi la composizione che io stessa ho realizzato in una mia aiuola.

La passione per i giardini e la natura in genere si porta dietro l’interesse per la fotografia?
La rappresentazione del paesaggio è un momento fondamentale per chi fa questa professione. Quando a rappresentare i giardini non era l’obiettivo fotografico ma il tratto della matita, il segno era decisivo. Credo che saper disegnare i giardini sia importante ancora oggi, per imprimere certi elementi nella memoria, oltre che l’insieme di ciò che vediamo. Ora la macchina fotografica ci consente di fermare velocemente le immagini, ma ciò che rimane rilevante è ancora il segno.

Dove vivi?
In una porzione di cascina ristrutturata,  si trova in un piccolo paese di 4.000 abitanti in provincia di Torino.  Il giardino si trova in ombra da ottobre fino a marzo e poggia su un tavolato di argilla impermeabile e impenetrabile dalle ruspe. Ho dovuto fare lavori ingenti per il drenaggio e per renderlo coltivabile, e ci sono riuscita, ho coltivato di tutto e mi sono concessa anche qualche audace esperimento.

Quando è stata la prima volta che hai visto un giardino con uno sguardo più attento?
Ho iniziato ad appassionarmi al giardino a venti anni, quando a casa dei miei nonni c’era un orto che io avevo deciso di trasformare in un giardino. Ad un certo punto mi ero stufata di vedere fuori casa sempre lo stesso orto e così decisi di proporre ai miei nonni di trasformare l’orto in un giardino. Riuscii a portare a termine il mio progetto, anche se il risultato non fu soddisfacente: a quei tempi il giardino veniva soltanto concepito come uno spazio dove poter mettere arbusti sparsi qua e là e qualche rosa, senza una logica. Io ci lavoravo molto ma il risultato non mi piaceva e non riuscivo a capire quale fosse il motivo.  Poi un giorno nella Biblioteca Nazionale Centrale di Torino trovai dei testi di Pierre Grimal e di Russell Page,  ho cominciato a leggerli, poi è venuto Ippolito Pizzetti e altri grandi.

Come hai avuto la notizia?
Per telefono, mi ha chiamata Philip Smith, e devo ammettere che sostenere una conversazione in lingua inglese mentre ero così  emozionata non è stato proprio facile.

Come hai festeggiato?
Siamo piemontesi, queste cose non si dicono…Scherzo, sono stata a Londra dove ho potuto conoscere la giuria e i vincitori delle altre categorie. C’era anche un fotografo che arrivava dagli Stati Uniti, e ho pensato che era bello incontrare qualcuno che aveva affrontato un viaggio così lungo per condividere il momento.

Parteciperai ad altri concorsi fotografici?
Perché no? A volte è il caso che detta le regole, altre volte siamo noi a volerci mettere in gioco. Diciamo che quando si vince una volta ci si prova gusto.

Intervista di Valeria Bucco e Sonia Santella

IGFOY2
IGFOY
78012_347296052075406_2094599795_o
 
Commenti

Complimenti Rosanna, hai scattato una foto splendida! Sono anch’io un’appassionata di fotografia e di giardinaggio e sono orgogliosa per te anche perchè abito in provincia di Torino e provo..una leggera invidia, buona ovviamente. Credo che questo evento sia uno stimolo per partecipare a concorsi fotografici.
Ho insegnato presso la nostra Unitre di Druento un pò di fotografia spiegando loro che per una buona foto, oltre alle ottiche , deve esserci il soggetto e il momento giusto anche nel nostro giardino, come hai fatto tu. Se per caso avessi tempo a tenere una conferenza presso la nostra Unitre per il prossimo A.A. saremmo orgogliosi ospitarti.
Con cordialità
Gabriella Lanaro