IX Edizione

Franco Zagari: Le Passioni di Orlando

Sei tavoli da convivio in forma di giardini in inox e lava smaltata. Un progetto di Franco Zagari per Roberto Domiziani.

L’Orlando per me è un’opera molto cara, che per la verità mi si è rivelata soprattutto nell’interpretazione che Luca Ronconi ne fece in teatro nel 1969, con testi di Edoardo Sanguineti. Il pubblico si impadroniva della scena, coinvolto in un continuo movimento fisico e emozionale. Questo approccio multiplo, fra diafano e opaco è rimasto come una chiave di ispirazione ricorrente nella mia vita di architetto. Quello che mi ha colpito  maggiormente fu la narrazione delle vicende nella diversità dei punti di vista dei protagonisti, che si inseguono senza mai riuscire veramente a raggiungersi, si incontrano e si lasciano, mossi da passioni travolgenti. In fondo questa soggettività spinta di uno stesso contesto, fino a evidenziare divergenze e conflitti, è una curiosa sorta di anticipazione di come il pensiero contemporaneo tenda ad essere a volte così frammentario. È in fondo analogo come logica a quella del web, e come questa corrisponde a sua volta a una diffusa discontinuità, che caratterizza tanti aspetti della nostra vita sociale e individuale: è un procedere casuale e labirintico, come fosse il percorso di un giardino cinese antico, che tende a essere il più lungo possibile, che alterna incontri essenziali e drammatiche discontinuità in modo spesso imprevedibile, ma non privo di vocazioni e di codici. Così è in Progetti e Piccoli universali, che stanno per uscire, il modo più naturale per me di raccontare la mia opera.

Il “Progetto Orlando” è una collezione di sei tavoli in lava vulcanica smaltata, 220 x 90 cm, disegnata da Franco Zagari per Roberto Domiziani, in occasione del Cinquecentenario della pubblicazione della prima edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

L’opera è stata eseguita nel 2015 in occasione della mostra monografica Franco Zagari Architettura e Paesaggio di Pisa, ed è stata esposta nel Bastione Sangallo dal 21 ottobre al 6 novembre 2016, poi è stata presentata nella Basilica Palladiana di Vicenza, dal 15 dicembre 2016 al 27 gennaio 2017, nella Facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli l’11 e 12 maggio 2017, nel Festival del Verde e del Paesaggio, Roma Auditorium il 19-21 maggio 2017.

Sentivo particolarmente l’Orlando furioso, per me diventata una vera e propria scoperta quando nel 1969 Luca Ronconi la portò in teatro, con testi di Edoardo Sanguineti, una delle chiavi di ispirazione più importanti io credo della mia vita di architetto. Quello che mi colpì fu il trionfo del movimento, l’iniziativa del pubblico, l’indipendenza dei protagonisti, la narrazione delle vicende nella diversità dei loro punti di vista, che si inseguono senza mai riuscire veramente a raggiungersi, si incontrano e si lasciano mossi da passioni travolgenti. Vi è secondo me non solo un curioso parallelo con altre opere interpretative del Novecento sulla relatività della realtà – per tutte Kurosawa quando con il suo Rashomon ripercorre nel Bosco di Akutagawa i Sei personaggi di Pirandello, probabilmente senza averli mai sentiti nominare – ma una vi trovai una sorta di anticipazione di principi della neuroscienza, una rappresentazione di come il pensiero contemporaneo possa apparire a volte simile come logica al web, un procedere casuale e labirintico che alterna incontri essenziali e drammatiche discontinuità in modo imprevedibile. Questo spirito è stato perfettamente colto da Guido Beltramini e Alfonso Tura con la bellissima mostra Orlando Furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi, nella quale fra l’altro è disegnata la vicenda di Orlando, o meglio le vicende, con un labirinto disegnato dai percorsi dei vari personaggi e dai fatti che li coinvolgono, li uniscono e li separano.

Le passioni:

  1. Eros
  2. Estasi
  3. Gelosia
  4. Incanto
  5. Inquietudine
  6. Tormento

Ogni punto di vista, anche sfortunato, può non essere condannato necessariamente a un orizzonte univoco e immobile. Un paesaggio, un parco, un giardino, una piazza, se interrogati a fondo, mostrano a volte vocazioni assai più complesse di quelle di genere, così come sono a loro assegnate per consuetudine. Così è ad esempio per il verde pubblico, che la legge chiede per standard e che sempre più spesso richiede invece una ridefinizione delle sue qualità di orientamento e di nuova centralità in quanto motore di rigenerazione urbanistica. Le passioni di Orlando sono utopie? Non dobbiamo rinunciare mai a credere in una possibilità, anche quando le condizioni siano avverse. L’Europa ha perso molto smalto dal suo tempo costituente, che ora appare lontanissimo. Un’idea aperta al contesto internazionale, forte della sua cultura, generosa e creativa è il quadro nel quale le nostre idee vanno verificate, messe a punto, lanciate con fiducia.