IX Edizione

Acero campestre

Acero campestre
Acer campestre L.
Fam. Sapindaceae

Forma biologica: fanerofita scaposa

Etimologia
Il genere, Acer, deriva dal latino acer (duro, penetrante, appuntito, acuto), in allusione alla qualità del legno, usato per la fabbricazione di lance.  La specie, campestre, indica che questa essenza cresce spontanea nelle zone di campagna associata ai boschi di latifoglie è un importante costituente delle siepi che delimitano i campi.

Origine
È una specie originaria dell’Europa centrale, a distribuzione europeo-asiatica. In Italia cresce spontaneamente su quasi tutto il territorio (in Sardegna come avventizio).

Note caratteristiche
L’Acero campestre è un arbusto o piccolo albero di 6-12 metri ma può arrivare anche a 20 metri di altezza se lo si lascia crescere senza potature e isolato. E’ una specie diffusa nei boschi mesofili, nelle macchie spontanee, nelle campagne di pianura, a volte nelle siepi, di solito su suoli calcarei, ma con ampia valenza ecologica, dal livello del mare alla fascia montana inferiore. È una pianta che cresce lentamente e non è molto longeva, raramente supera i 140 anni.Resiste all’inquinamento e alla siccità e sopporta le potature; è una pianta molto rustica impiegata per siepi, molto decorativa soprattutto in autunno grazie alla colorazione, di un giallo intenso, delle foglie in procinto di cadere.. Capitozzato a circa 3 m di altezza, nelle vigne un tempo era usata come tutore vivo della vite, nella classica piantata che ha contraddistinto per secoli il paesaggio della Pianura Padana. La pianta è una buona mellifera e le foglie proteiche sono un ottimo foraggio. Possiede un sistema radicale ramificato che le consente di fissare i substrati mobili: per questo motivo è specie tipica per forestazione in suoli spogli, umidi e nei declivi. Nelle campagne forma piccoli boschi dove crea zone di rifugio per insetti utili, uccelli insettivori, piccoli mammiferi: questo habitat favorisce la biodiversità.  Il legno è inizialmente bianco, poi diventa bruno tendente al rosso; è compatto, omogeneo e ha grana fine. Il legname che si ottiene non ha grandi dimensioni e si utilizza per piccoli lavori al tornio. E’ un buon combustibile.

Foglie
Le foglie sono semplici, opposte, dotate di un lungo picciolo (2-7cm) spesso rossastro. La lamina è palmato-lobata e presenta 5 lobi sinuosi, più raramente 3; ha margine intero. La base presenta bordi arrotondati. Le nuove foglie sono rosate; assumono in seguito un colore verde opaco nella pagina superiore; verde più chiaro, per una leggera tomentosità, in quella inferiore. In autunno assumono una bella colorazione giallo-ambrato. Lunghezza 8-10 cm.

Fiori
È un albero con fiori bisessuali riuniti in infiorescenze a corimbo terminali erette, lunghe 6-8 cm. Frequente si presentano fiori unisessuati. Ciascun corimbo è formato da 10 fiori pubescenti. I fiori, giallo-verdognoli, sono presenti assieme alle foglie tra la fine di aprile e gli inizi di maggio. L’impollinazione è prevalentemente entomogama.

Frutti
I frutti, formati da due samare affiancate, le cui ali opposte divergono di 180°, sono portati su infruttescenze penduli. A maturità la disamara si separa nei due distinti frutti che vengono dispersi dal vento.

Tronco e corteccia
Il tronco corto, spesso incurvato, presenta numerose ramificazioni nella parte medio-bassa. I rami sin inseriscono sul tronco formando un angolo acuto. La corteccia liscia, di colore giallo-rosa nei giovani esemplari, diventa bruno-grigia con profonde fessurazioni longitudinali.

Chioma
La chioma è irregolare, fitta, di forma arrotondata. I rami sono numerosi divergenti e, a maturità, nei vecchi esemplari tendono verso l’alto. La specie può presentare anche un portamento arbustivo-cespuglioso con chioma espansa, in questa caso raggiunge un’altezza di pochi metri.

Simbologia/Mitologia
Nella mitologia classica, l’Acero era associato al dio della paura, Fobos. L’accostamento probabilmente è dovuto al colore rosso sangue delle foglie in autunno. Virgilio, nell’Eneide, racconta che di travi d’Acero era fatto il cavallo dell’inganno di Troia, mentre Ovidio ha lasciato scritto che era di Acero il trono di Tarquinio Prisco.



Le schede sono a cura del dr. Stefano Valente. Orto botanico di Roma ‘Tor Vergata’.
Le foto sono del Portale della flora di Roma – Università degli Studi di Trieste http://dryades.units.it/Roma