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Quindicesima edizione - 10 11 12 aprile 2026
Fare parentele: il giardino come nuova forma di vita, cura e futuro.
C’è un filo verde che unisce le ultime edizioni del Festival del Verde e del Paesaggio.
Nel 2024 abbiamo imparato a guardare la Terra come un Giardino planetario con Gilles Clément.
Nel 2025 abbiamo riscoperto l’amore per la natura grazie alla biofilia di E.O. Wilson.
Il 2026 compie il passo successivo: passiamo dalla visione alla relazione.
Oggi la natura ci chiede una sola cosa: esserci. Connetterci. Fare parentele. La filosofa Donna Haraway ci ricorda che il futuro – umano e planetario – sarà possibile solo coltivando alleanze con tutto ciò che vive.
Non solo piante, ma anche funghi, insetti, acqua, clima, materiali, quartieri, tecnologie e comunità. Non dominatori del paesaggio. Compagni di ecosistema.
Il giardino come alleanza
In natura nulla vive da solo.
Ogni radice dialoga con un fungo. Ogni fiore esiste perché qualcuno lo visita.
La biodiversità non è ornamento: è un patto vitale.
Il giardino — urbano o domestico — è il nostro primo laboratorio di relazione. Un seme che germoglia. Un vaso che profuma la cucina. Una terrazza che diventa rifugio climatico e spirituale. È lì che impariamo a vivere insieme.
Prendersi cura di una pianta è semplice e rivoluzionario: ciò che nutri, ti nutre. L’aria si fa più pulita. Lo stress diminuisce. La luce entra. La pelle respira. La mente si calma. È una reciprocità antica, ritrovata.
Non wellness come fuga. Benessere come appartenenza.
Città che respirano
Gli alberi lavorano in rete. Anche le città devono farlo. Nasce la visione della città vivente: non una città con il verde, ma una città in dialogo con il verde.
Alberi che filtrano e fanno ombra. Pareti vegetali che rinfrescano. Giardini condivisi. Edifici che accolgono biodiversità.
Prendersi cura del verde urbano significa prendersi cura di sé e degli altri. Un annaffiatoio, un orto di quartiere, una pianta condivisa: piccoli gesti che diventano atti politici, sociali ed emotivi.
È il momento di tornare cittadini-giardinieri.
Il giardino come rigenerazione
Nel giardino non c’è perfezione.
C’è movimento, ascolto e adattamento continuo.
Per noi diventa:
- una palestra sensoriale
- un rifugio mentale
- un laboratorio di lentezza
- uno spazio di bellezza condivisa
- una scuola di pazienza e cura
Il giardino non invita a fuggire dal mondo ma a starci meglio.


















