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Prepararsi al Festival
10 · 11 · 12 aprile 2026 | Auditorium Parco della Musica - Roma
Tre giorni di incontri, pratiche e riflessioni dedicati al rapporto tra città, natura e comunità.
Non tutti gli eventi chiedono la stessa cosa.
Alcuni vogliono attenzione immediata.
Altri chiedono tempo.
Il Festival del Verde e del Paesaggio all’Auditorium appartiene a questa seconda categoria.
Non insegue ciò che è già desiderato, né si modella su ciò che sembra funzionare. Preferisce restare un po’ scomodo. Un po’ laterale. Non si esaurisce in un singolo incontro, né si attraversa in una volta sola. È fatto per essere seguito, ripreso, riletto. Il programma non si offre come un elenco, ma come un percorso: si apre gradualmente, cambia senso a seconda di dove si entra, di quando si torna.
Questa pagina è un punto di partenza e di ritorno.
Raccoglie progressivamente materiali, idee e traiettorie dell’edizione 2026. Tornarci non significa aggiornarsi, ma continuare una conversazione.
Un modo di seguire un evento che sceglie di restare indipendente, non per posa, ma per metodo. Perché decidere da dove guardare, e prendersi il tempo per farlo, è già una forma di libertà nel modo di abitare il mondo.
Tutto comincia da qui.
Il programma prosegue qui sotto.

Fare parentele
Tema della 15ª edizione · 2026
Il percorso del Festival: visione e relazione
Le ultime edizioni del Festival del Verde e del Paesaggio hanno tracciato un percorso preciso.
Nel 2024 il Festival ha invitato a guardare la Terra come un giardino planetario.
Nel 2025 ha esplorato la biofilia, l’idea che l’essere umano possieda una predisposizione innata alla connessione con il vivente.
L’edizione 2026 compie un passo ulteriore: dalla visione passa alla relazione. Il titolo Fare parentele riprende un pensiero che invita a immaginare il futuro non come dominio o separazione, ma come costruzione di alleanze tra specie, ambienti, comunità e sistemi.
In un mondo segnato da crisi ecologiche e sociali interconnesse, la questione non è più se agire, ma come stare dentro queste relazioni.
Un nuovo modo di guardare la città
Il Festival adotta questa prospettiva come chiave di lettura del presente urbano e riconosce che non viviamo isolati. Piante, funghi, insetti, acqua, suolo, clima, materiali, tecnologie e quartieri formano reti complesse di interdipendenza. Non si tratta di “proteggere la natura” come qualcosa di esterno ma di riconoscersi parte di un ecosistema condiviso..
La cura come pratica quotidiana
Coltivare una pianta, prendersi cura di uno spazio verde, condividere un orto o una terrazza non sono gesti simbolici. Sono pratiche di reciprocità che producono effetti misurabili: migliorano la qualità dell’aria, riducono lo stress, regolano il microclima, modificano il rapporto con il tempo e con il corpo. Non si tratta di benessere come evasione, ma di benessere come appartenenza.
Verso una città vivente
Da qui nasce anche una riflessione sulla città.
Il Festival propone l’idea di città vivente: non una città “con più verde”, ma una città che funziona in dialogo con il verde. Alberi che lavorano in rete, spazi che accolgono biodiversità, giardini condivisi, superfici vegetali che mitigano il calore e producono ombra.
In questo quadro, la cura del verde urbano diventa una forma di cura collettiva. Piccoli gesti – un orto di quartiere, una pianta curata insieme – assumono così una dimensione politica e sociale. Non slogan ma pratiche quotidiane che ricostruiscono legami.
Il giardino come laboratorio di relazioni
Il giardino diventa, pertanto, una figura centrale.
In natura nulla esiste da solo: le radici dialogano con i funghi, i fiori con gli insetti, i suoli con l’acqua.
La biodiversità non è un ornamento, ma una condizione
di sopravvivenza.
Il giardino – urbano o domestico – è il primo spazio in cui questa interdipendenza diventa visibile e praticabile.
È un luogo di adattamento continuo, di ascolto e trasformazione in cui sperimentare lentezza, attenzione, responsabilità e bellezza condivisa.
Non un invito a fuggire dal mondo, ma un modo per abitarlo meglio.


















