IX Edizione

Ci vediamo a Ortigia

Ci vediamo a Ortigia

E’ molto difficile descrivere cosa si prova quando si arriva in SICILIA. Anche se le tue origini sono altrove, senti forte un senso di appartenenza che arriva da lontano. Il paesaggio, le rovine, le persone, la luce, il mare di questa terra cosi affascinante nelle sue sfumature e contraddizioni, conducono spirito e corpo in un luogo senza confini dai ritmi lenti e con una flora lussureggiante.

Contaminazione. Ecco questa forse è la parola che potrebbe raccontare (e sintetizzare) il FASCINO di un paese in cui differenza, ospitalità, accoglienza e integrazione, commistione – di vecchio e nuovo, passato e presente, tradizione e contemporaneità, bianco e nero, sacro e profano, design e artigianato – sono valori identitari e costitutivi del genius loci.

Com’essa ci abbia accolti – scriveva Goethe nel suo viaggio in Italia – non ho parole bastanti a dirlo: con fresche verzure di gelsi, oleandri sempre verdi, spalliere di limoni, ecc. In un giardino pubblico c’erano grandi aiuole di ranuncoli e di anemoni. L’aria era mite, tiepida, profumata, il vento molle. Dietro un promontorio si vedeva sorgere la luna che si specchiava nel mare.

Forse è per via di questa stratificazione ammaliatrice che si crea un legame e una fascinazione persistente che “obbliga” a tornare e a tornare ancora… e il cibo è il canto delle sirene per tutti gli Ulisse in viaggio. A poco servirà farvi legare a un albero, il suo richiamo non lascia scampo…

E allora abbandoniamoci a questo richiamo suadente che invita ad attivare (almeno per qualche giorno) la “modalità aereo” e a disconnettersi dai ritmi frenetici (e poco sani) della quotidianità. Prima tappa Ortigia (Siracusa).

 

Cosa vedere a Siracusa #1 il Duomo.

Fondamenta di un tempio dorico dedicato nel V secolo a.C. dai greci-sicelioti alla dea Atena e poggiato su un edificio religioso in stile ionico ancora più antico. Facciata barocca. Interni medievali di origine bizantina. Sono le colonne doriche del tempio di Atena incastonate tra le pareti all’interno del Duomo, a raccontare la perfetta fusione tra sacro e pagano e l’ avvicendarsi nei secoli di riti e rituali. Trasformato dai bizantini in chiesa paleocristiana, fu il primo santuario costruito da San Paolo dopo la chiesa di Antiochia.

 

Cosa vedere a Siracusa #2 la fonte Aretusa.

Bisogna discendere dalla città fino al mare per lasciarsi incantare dalla storia d’amore tra Aretusa e Alefo. La ninfa dopo essersi immersa nell’acqua di un fiume, scoprì che quelle acque in realtà erano le braccia di un bellissimo giovane. Tentò allora di fuggire ma quando si accorse che Alfeo l’aveva quasi raggiunta, invocò la protezione di Diana che la nascose in una nuvola, trasportandola fino in Sicilia sull’isola di Ortigia, dove la lasciò cadere. Alfeo compreso il prodigio, implorò gli dei mettere fine alla sua pena d’amore e aiutarlo a ritrovare la sua amata. Solo allora Oceano aprì le acque del mar Ionio e fece scorrere il fiume Alfeo fino a raggiungere la sua Aretusa, trasformata ormai in una sorgente d’acqua dolce. Artemide, per suggellare l’amore di Aretusa e Alfeo, scavò una caverna sotto la fonte, in modo da unire le acque della Fonte Aretusa e del Fiume Alfeo e lasciarle scorrere per sempre insieme. Se siete fortunati, potreste scorgere nella vasca circolare tra pesci, papere gli alti papiri, l’ombra dei due giovani innamorati che si rincorrono ….

 

Cosa vedere a Siracusa #3 l’Annunciazione di Antonello da Messina nella galleria di Palazzo Bellomo.

Quando si arriva a Palazzo Bellomo, le prime cose che si notano sono il portale, le finestre a feritoia, la struttura muraria, tutti elementi architettonici tipici del periodo svevo. Se poi si volge lo sguardo verso l’alto, le decorazioni delle bifore in stile catalano, rimandano immediatamente al XV secolo, quando la potente e ricca famiglia Bellomo acquistò il palazzo. Oggi accoglie un’ importante collezione di arte medievale e moderna.

 

Cosa vedere a Ortigia #4 un bagno di sole (e di mare) dal Solarium di Forte Vigliena

Prima di riprendere il giro culturale (e non), è d’obbligo un tuffo per rifrescare corpo e spirito.  Il bagno sotto gli antichi monumenti e le rovine archeologiche è il must per un’esperienza tutta da raccontare ..

 

Cosa vedere a Ortigia #5  il Castello Maniace.

Edificato nel 1038 dal generale bizantino Maniace ricostruito da Federico II, ospitò per secoli grandi regine, Costanza d’Aragona, Maria d’Aragona, Bianca d’Aragona e la vedova di Ferdinando il Cattolico, Germana de Foix. Molto si sa su chi l’ha abitato, molto poco sulla sua vera origine. Certo è che il castello fu residenza, caserma, prigione e infine struttura militare. Costruito nel luogo in cui si ergeva un tempio dedicato a Giunone, porta chiaramente influenze islamiche che gli valsero il soprannome di moschea fortificata. Nel sotterraneo del castello, infatti, si nasconde il Bagno della Regina, una sorgente di acqua dolce che sgorga dal sottosuolo forse utilizzata per le abluzioni dei fedeli musulmani.

Il tardo pomeriggio è sicuramente l’orario migliore per visitare il castello e concedersi uno dei tramonti più belli di Siracusa da gustare con un fresco aperitivo. Nella grande piazza d’armi qualche anno fa è nato il Bar Maniace,  una struttura specchiata ispirata alle forme del Tangram – celebre rompicapo cinese molto simile allo Stomachion studiato da Archimede – in omaggio al grande matematico che secondo la leggenda, durante l’assedio di Siracusa, sconfisse le navi romane utilizzando il riflesso dei raggi solari degli specchi ustori.

 

Cosa vedere a Ortigia #6 il mercato

La luce dell’Africa, a pochi km da qui, si staglia sul mercato di Ortigia già dalle prime ore del mattino, quando pescatori, venditori di spezie, verdure e frutta che sembrano arrivare da un giardino dell’Eden tanto forte è il loro profumo, aprono gli ombrelloni e puliscono le griglie, preparandosi ad un nuovo giorno.

Come in un suk arabo, urla e litanie accompagnano i movimenti lenti e consapevoli di questi incantatori di serpenti in attesa. Pranzare al mercato di Ortigia con una frittura al volo o un panino ripieno di tradizioni locali,  entra a pieno titolo tra i primi posti della lista di esperienze siciliane da provare!

 

Cosa vedere a Ortigia #7 un pomeriggio tra i vicoli

Circo Fortuna (Ortigia, via Capodieci 42): ceramiche poetiche di Caroline van Riet “per rendere la vita più allegra. “Circo Fortuna é un piccolo atelier: un forno per cuocere la ceramica, un tavolino per decorarla ed un altro per disegnare progetti al computer. Voilá, pochi metri quadri per creare un mondo”. Fish House Art (Ortigia, via Cavour 29-31): pesci d’artista, bellissimi quelli di Andrea e Silvana Pompei, realizzati con legni di recupero raccolti in spiaggia. Ta (Ortigia, Via Cavour 13,): un concept store di design che “vende tutto ciò che ha un’idea alle spalle e regge il tempo”. Olive (Ortigia ,Via Cavour 27): un luogo speciale nato dall’amore di una coppia di francesi per la Sicilia e l’avventura.

 

Cosa vedere a Ortigia #8 la cena da Siculish

Ode al Sud. Da Siculish si va indietro nel tempo per provare i sapori semplici di una cucina antica che non sa mentire e poi avanti nel futuro accompagnati da cocktail arditi e piatti visionari che mischiano con ironia disincantata, a partire dal nome, sacro e profano. Siculish è la lingua creata dai siciliani emigrati in America, Canada, Australia. E’ la lingua di chi non si à mai arreso e di chi pur riscattandosi, non ha mai dimenticato la sua Sicilia. “Siculish è un angolo di mondo dove vivere e condividere una food street experience . Un percorso guidato lungo i sensi.” Dopo due anni di progettazione e qualche mese per testare l’idea, i ragazzi di Siculish, vincitori del bando Resto al Sud, sono riusciti a rendere reale il loro sogno: rimanere in Sicilia e scommettere su una terra tanto generosa quanto difficile. Un cuore luminoso, le foto di chi è partito in cerca di fortuna, una lunga panca in legno per ricordare che siamo sempre in viaggio, una valigia di vini (e ricordi) 100% made in Sicily, tavoli in legno rigorosamente fatti a mano, un grande divano in pelle e un vecchio libro di ricette di cucina siciliana. Se siete eterni indecisi che vogliono però provare tutto, questo è il posto che fa per voi. La cucina propone un viaggio – degustazione tra piatti di altissima qualità.

Si può “startare” con una CCianza (da chance) e cioè una parmigiana o con un panino Camunì (da come on + to go “amunì” = andiamo) con calamari scottati, salsa al basilico, guanciale di suino nero dei Nebrodi, provola affumicata e confettura di cipolla rossa, da gustare con il cocktail Corleone, proseguire con una classica (ma non troppo ovviamente) busiata alla norma, una pizza gourmet di farina sempintegrale, una Food experienxe n.4 , “una chicca da condividere con chi ami”. Per chiudere, dolce e amaro siciliano. E se la serata si prolunga, potreste ripartire dall’alcol J

Tramonti infuocati, resti di antiche civiltà, cibo che rimepie lo spirito, mare che rimane dentro per mesi. Perdersi a Ortigia è cosa buona e giusta …

 

 

 

 

 
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