Che aspetto ha una civiltà sostenibile e come possiamo costruirla?

Grattacieli verde acceso, piante e alberi contro il grigio dell’esistenza urbana. Giardini verticali, orti sui tetti, villaggi galleggianti, trasporti alimentati da energia pulita e speranzosi racconti di fantascienza, perché l’intrattenimento può diventare attivismo.

Così di fronte al cambiamento climatico e alla crisi planetaria, un fiorente movimento artistico e politico noto come Solarpunk cerca di rendere realtà questa utopia.

Perché come scrivono Christiana Figueres e Tom Rivett-Carnac, cofondatori di Global Optimistic, in “The Future We Choose”:

«Nessuna delle realtà che ci presentano è stabile e permanente. (…) Siamo nel 2050. Nella maggior parte dei luoghi del mondo, l’aria è umida e fresca, anche nelle città. Sembra di camminare in una foresta, e molto probabilmente questo è esattamente quello che stai facendo».

Il Solarpunk non ha solo un approccio ottimistico verso il futuro, ma anche fattivo.

E immagina una nuova era in cui gli esseri umani hanno superato le principali crisi ambientali e sociali del nostro tempo, creato un mondo sicuro e giusto, alimentato da energia pulita e organizzato attorno a ideali sociali collaborativi.

Ma soprattutto, costruito legami interspecie perché questi, come afferma l’antropologa Deborah Bird Rose, sono per l’uomo una sorta di parentela, “che regala vita reciproca”.

Tutti gli insediamenti umani contengono inevitabilmente una miriade di forme di vita (piante, animali, funghi), elementi centrali nella costruzione del mondo.

Dunque, un futurismo del 21 secolo che si concentra su ciò che dovremmo sperare piuttosto che su ciò che dobbiamo evitare. Riconosce la nostra responsabilità riguardo il cambiamento climatico e la nostra incapacità di poterli evitare. Ma infonde speranza.

Definizione

Il Solarpunk è un movimento tanto quanto un genere: non si tratta solo di storie, ma anche di come possiamo arrivarci.

Perché, come affermato in un manifesto scritto collettivamente dalla comunità solarpunk online, mentre il nostro mondo è in subbuglio, abbiamo bisogno di soluzioni, non solo di avvertimenti.

Il concetto è emerso online alla fine degli anni 2000, quando alcuni artisti sulla piattaforma Tumblr hanno iniziato a condividere disegni di città verdi futuristiche. Almeno fino ad ora, la sua originie virtuale lo ha tenuto lontano da un’unica definizione autorevole o inclinazione politica decisiva.

Nel corso del tempo, l’estetica e l’etica si sono evolute in una visione più solida e il Solarpunk è stato abbracciato da altre forme d’arte.

Solarpunk oggi è un movimento di narrativa speculativa, arte, letteratura, moda, musica, architettura e attivismo.

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Estetica

Solarpunk fonde il pratico con il bello, il ben progettato con il verde e lussureggiante, il luminoso e colorato con il terroso e solido.

La sua estetica visiva è aperta e in evoluzione.

È un miscuglio di:

  • 1800 – età della vela / vita di frontiera (ma con più biciclette)
  • Riutilizzo creativo dell’infrastruttura esistente (a volte post-apocalittica, a volte del presente ma bizzarra)
  • Tecnologia appropriata
  • Art Nouveau
  • Hayao Miyazaki
  • Innovazione in stile Jugaad del mondo non occidentale (“Jugaad Innovation” significa trovare soluzioni innovative, improvvisate e geniali, per risolvere problemi o circostanze avverse con strumenti semplici e quotidiani.
  • Backend super tecnologici ma con output semplici ed eleganti

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Ispirazione

Il “punk” in Solarpunk parla di ribellione, contro-cultura, post-capitalismo, de-colonizzazione ed entusiasmo. Si tratta di prendere una direzione diversa rispetto al mainstream, che sta andando sempre più in una direzione spaventosa.

Si ispira all’estetica Cyberpunk e Steampunk che l’hanno preceduta ma è meno nichilista della prima e meno reazionaria della seconda.

È ugualmente in contrasto con

  • il cyberpunk dominato da un governo tecno-autoritario e quella visione di futuro pieno di degrado urbano e inquinamento inevitabile
  • lo steampunk che individua nella tecnologia dell’eta vittoriana, la linea guida per immaginare un mondo alternativo

Il Solarpunk, a differenza di entrambi gli universi distopici e meccanici, ha una visione più ottimista e rigenerativa del futuro.
Scrive Flavio Pintarelli su Domus «È, essenzialmente, un esercizio per visualizzare il futuro, un manuale di istruzioni per ridisegnare la realtà che ha trovato in internet il suo terreno fertile e veicolo ideale» (Domus)

Solarpunk fornisce una nuova prospettiva preziosa, un paradigma e un vocabolario attraverso il quale descrivere un possibile futuro. Invece di abbracciare il retro-futurismo, il solarpunk guarda completamente al futuro. Non un futuro alternativo, ma un futuro possibile.

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Visione

La visione Solarpunk si basa sull’idea che gli esseri umani possano coesistere in armonia con il resto della natura.

Incarna il meglio di ciò che l’umanità può ottenere: un mondo post-scarsità, post-gerarchia e post-capitalismo in cui l’essere umano è parte della natura e l’energia pulita sostituisce i combustibili fossili.

In un post sul blog intitolato “Solarpunk vuole salvare il mondo“, lo scrittore Ben Valentine riassume:

«Il Solarpunk è il primo movimento creativo che risponde consapevolmente e positivamente all’Antropocene. Quando nessun posto sulla Terra è libero dall’edonismo dell’umanità, Solarpunk propone che gli esseri umani possano imparare a vivere ancora una volta in armonia con il pianeta. Solarpunk è un movimento letterario, un hashtag, una bandiera e una dichiarazione di intenti sul futuro che speriamo di creare».

Fin dai suoi inizi esprime una visione politica complessa e aperta, ma chiara: inclusiva, femminista, ecologista, utopista, anarchica, organicista. Anticapitalista, antirazzista, antipatriarcale, antispecista.

Un mondo solarpunk è verde, tecnologico, sostenibile ed egualitario.

Verde
In questo mondo, vaste aree di terra sono state restituite alla natura selvaggia, i giardini sui tetti punteggiano gli skyline delle città high-tech e le fattorie verticali forniscono cibo ai loro residenti.

Tecnologico
Altro tema importante è l’uso responsabile della tecnologia. L’energia eolica e solare ha completamente sostituito i combustibili fossili come fonti di energia, mentre la stampa 3D diffusa ha reso molto più facile la produzione locale, creando comunità resilienti e autosufficienti.

Egualitario
Sempre più artisti e scrittori del movimento solarpunk descrivono questo mondo, giusto e sicuro per gli emarginati. La cultura Solarpunk include tutte le culture, religioni, abilità, sessi, generi e identità sessuali.
BIPOC [black, indigenous and people of colour] and queer sono al sicuro nel futuro del solarpunk, la definisce Brianna Castagnozzi, co-direttore di Solarpunk Magazine.

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Architettura Solarpunk

Solarpunk cerca di promuovere un approccio diverso all’architettura del 21° secolo.

Sostiene che gli attuali stili architettonici non siano stati in grado di affrontare la crisi planetaria o abbiano addirittura peggiorato le cose.

E quindi offre una filosofia architettonica radicalmente nuova disegnata da ambienti urbani progettati per ripristinare gli ecosistemi naturali minacciati dai cambiamenti climatici.

I progetti di architetti come Vincent Callebaut, Luc Schuiten o frutto di elaborazioni dell’intelligenza artificiale, hanno spinto queste idee nel mainstream, dimostrando l’enorme potenziale di Solarpunk e legittimandolo quale movimento architettonico.

Bisogna però fare molta attenzione a non cadere nella trappola dell’architettura verde.

Se oggi la cosa stilisticamente più vicina all’architettura Solarpunk potrebbe essere la Garden City di Singapore, è necessario inquadrarla nella politica introdotta già nel 1967 da Lee Kuan Yew nel 1967 di trasformazione della città in ambiente urbano ricco di verde.

Negli ultimi anni, Singapore ha prodotto dozzine di straordinari progetti architettonici che evocano l’etica del Solarpunk: il Supertree Groves, la Cloud Fountain, il Jewel Changi Airport e il Marina Bay Sands, tanto per citarne alcuni.

E i dati supportano i vantaggi ecologici di tale architettura che ha ridotto notevolmente l’effetto isola di calore urbano, migliorando la gestione dell’acqua e aumentando la biodiversità.

Ma ad una lettura più attenta, appare subito evidente che non sono le altissime torri biofile di Singapore o le cascate al coperto nella giungla lussureggiante ad aver reso verde la città.

Ciò che avvicina la città ai suoi obiettivi di sostenibilità, è piuttosto l’elenco lungo mezzo secolo di politiche verdi, lasciando quindi ai progetti Solarpunk, l’unico ruolo di simboleggiare successi ambientali.

Sebbene quindi l’architettura Solarpunk non offra soluzioni attuabili, è comunque un ottimo modo per immaginare come potrebbe essere il nostro futuro ed evadere dalle ansie indotte dai cambiamenti climatici.

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«In fondo abbiamo tutti bisogno di una nuova arte per risvegliare le persone rendendole consapevoli sia di ciò che realmente incombe su di noi sia di quanto possiamo ancora fare.

La capacità di immaginare ciò che più temiamo è uno strumento evolutivo regalato all’essere umano dalla natura per trascendere ciò che temiamo.

Non credo che immaginare il peggio lo faccia accadere, ma potrebbe essere uno dei fattori che ci aiuta ad impedire che accada.

Questa è la funzione delle distopie e delle utopie: le prime di renderci reale una meta che non dobbiamo seguire, le seconde di immaginare per noi un futuro che è possibile». Ben Okri