Noi siamo ripartiti dal balcone che è si è trasformato in poco tempo in un elemento importante per leggere il paesaggio urbano e domestico.

Luogo di sospensione, leggerezza, condivisione.

Palcoscenico della nostra forza e delle nostre fragilità.

Affaccio sul nostro modo di essere abitanti del mondo e della Natura Selvatica.

In un mondo in cui troppo spesso le parole non riescono più a esprimere i fenomeni che viviamo, ricostruire il nostro vocabolario elementare significa ridare senso alle nostre azioni e alla consapevolezza che dovrebbe accompagnarle. Ripartire dalla casa, dalla casa che noi siamo e che abitiamo distrattamente, comporta oggi ritornare ai gesti primari, ai simboli che si rinnovano, alle visioni che per millenni hanno dato valore ai nostri luoghi e anche adesso spingono ancora sulla nostra realtà per essere ripensate e rivitalizzate.  Luca Molinari  – Le case che siamo

Lo abbiamo fatto con un concorso aperto a giovani creativi che hanno dato una lettura interessante e personale di questo spazio ritrovato.

Ringraziamo di cuore, tutti coloro che hanno partecipato e siamo felici di presentarvi i progetti vincitori.

***

I balconi vincitori

1. Nota di selvaticità.

Nel balcone selvatico di Irene Tozzi, il mutare delle stagioni è narrato attraverso piante e musica.

Una “Nota di selvaticità” evidenzia la contrapposizione tra disordine e rumore, ordine naturale e armonia dei suoni.

Musica e piante contribuiscono al benessere dell’essere umano nel contesto urbano, “colorando” questo spazio tutto l’anno.

 

2. Urbs, Officina Viridis.

“Urbs, Officina viridis”, inserisce in un ambiente urbano un’antica tradizione popolare che evoca richiami geografici e affettivi.

Piante spontanee, commestibili, piante pioniere, trasformano il balcone di Anastasia Romano in un luogo salvatico ma familiare.

In una macchia verde nella quale uomo e natura ritrovano il pieno controllo di sé.

3. BambooGarden.

Il balcone come atto di responsabilità nei confronti della città e dell’ambiente.

Questo il manifesto di Sara Rabaglia, Greta Merla, Benedetta Brand, che con una scelta progettuale semplice e facilmente riproducibile, invitano tutti noi a creare la personale cellula di selvaticità capace di integrare interno ed esterno.

 

 

4. Dialogo tra Campagna e Città.

Il balcone diventa il luogo in cui uomo e natura finalmente si ritrovano.

Questo è l’angolo urbano di Rossella Notarnicola e Antonella Tafuri, pensato per godere le delizie di un pomeriggio estivo in campagna tra piante spontanee, farfalle e insetti.

Un frammento di paesaggio bucolico che si affaccia nel paesaggio urbano.

 

5- Jack –  Il verde nelle città.

Il collettivo Storthø prende ispirazione da una fiaba per immaginare una semplice struttura verticale che attraversa le nuvole per giungere fino al castello .. come il celebre fagiolo magico di Jack and the Beanstalk.

E Jack è il nome dell’elemento cilindrico che ospiterà una vegetazione di semplice manutenzione, economica, capace di assorbire l’inquinamento.

 

6. Selva urbana cammino verso il Paradiso.

Dobbiamo tutti attraversare, in un processo che purifica spazio e anima, un’urbana “selva oscura” di dantesca memoria, per poter giungere al Paradiso.

In questo balcone selvatico, Federica Salvi e Giorgia Giulietti ci rammentano che solo dopo essere usciti da Inferno e Purgatorio, simbolicamente rappresentati da una vegetazione, prima, aspra e arida, poi più morbida e dolce, sarà possibile l’ascesa verso i boschi mesofili dalle candide fioriture del Paradiso.

 

 

7. Il BaL/Ncone da..

Se “Da cosa nasce cosa”, un BaLcone può trasformarsi in un BaNcone, un piano di appoggio su cui svolgere qualsivoglia attività.

E allora liberiamo la fantasia.. un “bancone da cucina” se esterno a questa, un “bancone da gioco” per i più piccoli se fuori ad una cameretta o un bancone per hobbies o in una “bancone da lavoro” .

Ed è proprio questo il balcone selvatico immaginato da Martina Fulgenzi e dedicato a selvatici ed entusiasti nomadi digitali che abbiano voglia di sperimentare uno spazio a volte dimenticato delle nostre abitazioni.

8. Verso l’ alto.

Il balcone di Francesca Cervellin, sale “Verso l’ alto” come le nostre città composte di una sola dimensione, con quartieri monocolore e densamente popolati.

E’ sufficiente inserire una vegetazione rampicante, un’amaca, una casetta per gli uccelli e altri pochi essenziali elementi, per trasformare il balcone in un piccolo organismo vivente.

 

9. Dentro come un Balcone!

Se il balcone è la porta magica che collega due mondi, possiamo dire “sei dentro come un balcone!”

E’ questa l’efficace interpretazione di Eleonora Biasiello e Angela Contardo, che esortano ad immaginare il balcone come un luogo in cui ri-cacciarsi all’interno della Natura per sviluppare con essa un nuovo sentimento di primitiva co(nn)esione.

Basta poco: una comoda seduta in tessuto, una mensola e una selvatica officina balsamica.

 

 

10. Mariposa.

Giardino domestico, sistema verticale ecologicamente responsabile e orientato alla ricostruzione della continuità ecologica, luogo dello “stare”.

Sono questi i temi chiave del balcone selvatico Mariposa di Giulia Bassi, dedicato, come dice il nome spagnolo, alle farfalle, principali indicatori di selvaticità e salubrità di un habitat.

Un piano di lavoro, una seduta e una selezione vegetale mirata a supportare la vita di questi insetti a partire dalla nascita, sono sufficienti a costruire il racconto di questo luogo quasi magico.

GROW WILD!