AC_Avventure Creative

Per ‘avventura’ si è soliti intendere un avvenimento singolare e fuori dall’ordinario. Spesso è un’impresa rischiosa ma attraente e piena di fascino, per ciò che vi è in essa di ignoto o di inaspettato. La parola è perciò perfetta per designare i giardini effimeri del Festival del Verde e del Paesaggio. Dell’avventura, i giardini temporanei di AC condividono il gusto per la sorpresa e spesso adottano il registro della meraviglia, sollecitando il pubblico a stupirsi. È un’attitudine degli stessi autori, spesso molto giovani, di farsi sorprendere dal proprio giardino, dalle interazioni con i visitatori, gli artisti, i performer o persino il vento o la pioggia, capaci di aggiungere significati e bellezza inattesi. Dell’avventura, i giardini temporanei di AC condividono il gusto per il rischio, la sperimentazione, l’avviarsi su nuovi percorsi, alla ricerca di nuove terre. Ogni buona avventura è così: non sapere come andrà a finire, aprirsi con divertimento e desiderio ad accadimenti imprevedibili, lasciarsi sorprendere, preparare il campo e attendere che qualcosa accada.

È questa la naturale inclinazione dei giardini per tre giorni di AC. Che giochino con l’utilizzo di materiali inauditi, l’ironica o irriverente ambiguità tra naturale e artificiale, l’audacia cromatica, il ricercato stridore nell’accostare elementi eterogenei, l’alterazione dei consueti rapporti di scala, la sospensione dal tempo e la sottrazione dal contesto, evocando immaginari di un altrove lontano, con l’immersione in bolle ovattate o in nicchie ad altissima sollecitazione sensoriale, a questi giardini riconosciamo il coraggio dell’esplorazione e della scoperta. E dell’intensità. Vi collabora la loro dimensione ridotta, che obbliga a condensare in pochi metri quadri la ricchezza di immaginari spesso molto complessi, in risposta a bandi di concorso che, nelle diverse edizioni, hanno invitato a raccontare con un giardino tascabile il viaggio, la selva, il respiro, i paradisi portatili dei tappeti, e così via. Vi contribuisce anche il loro carattere temporaneo. Chiamati a operare sull’intensità e non sulla durata, i giardini di AC insistono sul vigore dell’esperienza, stimolando il coinvolgimento emotivo e fisico dei visitatori, così incoraggiando nuovi modi di abitare e possibilità di fruizione creativa dello spazio aperto.

Dell’avventura, i giardini temporanei di AC condividono il gusto per la leggerezza, costruttiva ma soprattutto di attitudine. La natura circostanziale di giardini d’occasione li rende insieme impertinenti e tranquillizzanti: proprio perché effimeri, ci predispongono a un’audacia che forse non si oserebbe per assetti permanenti, con un forte potenziale di anticipazione su idee e visioni di paesaggi futuri. In questo senso, evocano una tradizione fortemente radicata a Roma, la città del Festival del Verde e del Paesaggio, che ha fatto del carattere avventuroso dell’effimero uno dei modi con cui costruire la propria eternità, ricorrendo spesso ad apparati, addobbi e macchine stupefacenti per scenografie urbane temporanee che, quando accolte con favore, assumono poi forme durevoli. Porta del Popolo, a firma di Bernini, è il consolidarsi dell’allestimento tessile che egli stesso realizza per la visita di Cristina di Svezia (1655) ed è sempre Bernini a trasformare in un magnifico vulcano il versante scosceso tra la chiesa di Trinità dei Monti e piazza di Spagna per festeggiare la nascita del Delfino di Francia (1661), innescando l’idea che di lì a poco porterà a realizzare una delle scalinate più famose del mondo.

La leggerezza dell’effimero, cui i giardini di AC partecipano, è intrisa di uno spirito giocoso che non ha nulla di frivolo, non è un diversivo salottiero e disimpegnato, ma un modo per interrogare i nostri desideri, metterci davanti a un artificio specchiante in cui guardarci e trovare i lineamenti delle nostre idee di natura, di comunità, di benessere, in cui guardarci e trovare indizi di futuro, avventuroso naturalmente.

Annalisa Metta – curatrice di Avventure Creative