Cosa c’è dietro un giardino. Conversazione con Luca De Troia

Cosa c’è dietro un giardino. Conversazione con Luca De Troia proprietario e creatore dell’Hortus Unicorni (Bagnoregio, VT) di Ilaria Rossi Doria (12 maggio 2020) | montaggio video Carla Foddis

Siamo sul perimetro della Valle dei Calanchi di Civita di Bagnoregio da qualche anno meta di un turismo da capogiro tutto focalizzato sul piccolo borgo. Si tratta di un paesaggio straordinario dove la componente geologica prevale su quella naturale e antropica dando luogo a fenomeni erosivi spettacolari che sono fruibili da più punti, uno di questi è la proprietà di Luca che ha scelto di vivere qui da più di 30 anni, dopo aver vissuto proprio a Civita.

Lo incontriamo, tornato a lavorare nel suo giardino dopo quattro anni di assenza e deciso a recuperarlo con rinnovata energia. Ogni giorno c’è in progetto la “riscoperta” di un settore, di una pianta, di una vista, ma anche la realizzazione di una nuova idea, è un momento di riconciliazione e di grazia.

Si tratta di un giardino particolare creato da un progettista di formazione artista che ha raccolto qui piante da tutto il mondo, con il criterio della passione e dell’interesse per i colori e le forme delle piante, delle foglie, le cortecce, più che l’interesse botanico in senso stretto, incastonato in un bosco a querceto misto che qui cresce naturalmente. Il risultato è un luogo molto speciale dove oggi tra la vegetazione spontanea si scoprono esemplari rari di piante che si sono sviluppati liberamente assumendo forme e dimensioni spesso impreviste, piante di cui si era dimenticata l’esistenza o in posizioni dove non sono state piantate, che danno a spazi anonimi e marginali motivo di interesse. E l’attenzione e la cura si estendono attratti da un albero, una pianta, una vista, un percorso.

LDT: Ho scelto questo posto perché mi permetteva di coltivare la mia passione per il giardino con più spazio a disposizione rispetto al quello che avevo a Civita che, dopo 10 anni di attività, mi andava stretto, pur rimanendo in contatto visivo con lo speciale paesaggio dei calanchi. Ho raccolto nel tempo più di 700 piante provenienti anche da importanti vivai europei, con particolare propensione per alcune specie, scelte principalmente per passione. Ogni specie ha la sua storia, tra queste le magnolie, le peonie, i lillà e gli iris, poi ho aggiunto anche le querce. Posso dire di avere oggi una tra le più importanti collezioni di magnolie d’Italia, una bella selezione di lillà (ne sono rimaste circa 75 varietà), oltre alla collezione di peonie e qualche varietà molto particolare di quercia. Mentre gli iris, almeno 400 che avevano una gamma infinita di colori, sono purtroppo stati mangiati dagli istrici! Sto pensando di reinserirli su una scarpata inaccessibile, e vediamo chi vince.

L’età porta a fare bilanci e per il mio settantacinquesimo compleanno ho deciso di tornare ad occuparmi di questo giardino dove ho avuto la fortuna di vivere e lavorare per anni come artista e come progettista, un luogo di grande ispirazione grazie al quale ho potuto sperimentare e allevare molte piante da proporre ai clienti. Ho davanti a me se tutto va bene almeno cinque anni di lavoro, sperando che le forze mi assistano nell’impesa. Sono molto contento perché prima di tutto sono sempre innamorato del mio giardino e perché da sempre mi piace lavorare la terra, mettere, togliere, sperimentare accostamenti, inoltre credo che valga veramente la pena recuperare un patrimonio di piante che mi rendo conto sono importanti e spesso delle rarità in Italia, da condividere, come già succedeva in passato. Ho sempre pensato che gli incontri e i confronti siano fondamentali in ogni cosa che si fa, per 10-15 anni ho invitato amici, esperti e appassionati provenienti da tutta Italia e dall’Europa a feste/ mostre in occasione delle fioriture delle diverse specie, in particolare i lillà ad Aprile e le

peonie e alcune magnolie a Maggio (adesso in realtà la stagione delle fioriture noto che è un po’ cambiata). Erano grandi occasioni di scambio di conoscenze e di piante.

All’inizio ho investito una fortuna per impostare il giardino e sviluppare un vero e proprio vivaio specializzato in alcune specie, poi ho aggiunto man mano nuove piante, adesso in questa fase di riavvicinamento mi riprometto di provare a classificarle, almeno in parte. Sento davvero l’urgenza di mettermi al lavoro, vedo che in pochi anni il recupero sarebbe impossibile, interi settori del giardino di un tempo sono travolti da rovi, edera e clematide vitalba, che tendono a soffocare tutto quello che trovano. Non mancano ovviamente nuove idee per nuove piante che ho già ricominciato a piantare.

IRD: E’ stato interessante seguire a distanza durante questa quarantena che ci ha tenuto tutti confinati (apparte le persone chiamate a stare in prima linea come i medici e gli infermieri) il tuo riavvicinamento al giardino, in particolare il lavoro quotidiano di cura e di riscoperta di tante piante al di sotto della vegetazione spontanea, proprio come durante uno scavo archeologico. Un lavoro molto fisico che comincia ogni giorno molto presto.

LDT: Ogni mattina, dopo la colazione, che faccio verso le 5, mi dedico all’arte, che pratico quando ancora non c’è luce sperimentando da sempre varie tecniche che vanno dalla scultura alla pittura su tela e digitale e poi programmo la giornata in giardino, è una pratica fisica e mentale. Il lavoro della terra e tra le piante mi piace e mi fa bene, mi ci dedico dalle 6 alle 8 ore ogni giorno.

Il lavoro è ricominciato lo scorso marzo con la pulitura del terreno dalla vegetazione infestante insieme alla concimazione che da quattro anni avevo trascurato, soprattutto delle peonie, per favorirne la fioritura.

Ancora adesso, dopo due mesi, l’obiettivo è prima di tutto quello di liberare dalle piante infestanti quelle messe a dimora da me, oppure valorizzare esemplari autoctoni interessanti, e quindi mi dedico ai settori perimetrali del giardino, al margine del bosco che mi circonda. Il lavoro è tanto, nel tempo sono anche cadute delle piante a causa di trombe d’aria, è essenzialmente l’individuazione delle piante da liberare che mi guida, non c’è un progetto sistematico, non è nel mio carattere. E’ decisamente un’attività faticosa che va fatta con attenzione, ma che è anche molto divertente e stimolante e genera tanta energia. Ogni giorno vivo delle continue scoperte che mi sorprendono perché spesso la liberazione di una pianta più grande o visibile mi aiuta a ritrovare altre piante di cui avevo dimenticato l’esistenza e mi riporta indietro a bei ricordi. Penso allo stupore che si prova in un bel vivaio quando si scoprono piante non conosciute che si decide di acquistare, in questo caso poi si tratta di piante adulte nel pieno della loro maturità, cosa che è difficile vedere in vivaio. Qui forse siamo più nel caso di un orto botanico un po’ inselvatichito, dove le piante vivono libere e felici.

IRD: Raccontaci uno o due dei nuovi progetti per il giardino che porti avanti insieme alla tua fertile attività di artista. Anche gli interventi sul giardino hanno decisamente un approccio artistico.

LDT: In questi giorni sto lavorando alla riscoperta di un grande pittosforo a cui tengo molto perché mi sono reso conto che non è una pianta amata, considerata dalla maggior parte delle persone troppo comune, potata in modo geometrico e poco naturale. Anche il giardiniere che mi aiuta vorrebbe “sistemarla” istintivamente e io lo devo scoraggiare continuamente.

Questa pianta ha assunto dimensioni eccezionali essendosi potuta sviluppare liberamente senza mai essere potata, mi interessa perché mostra la sua personalità, è sempreverde e si ricopre di fiori molto profumati, e costituisce un punto di

interesse incastonato nel bosco lungo un camminamento perimetrale a valle del giardino dove sto riscoprendo diverse altre piante. Vicino ho ritrovato un altro pittosforo variegato dalle foglie verde chiaro leggermente pelose. Tra le due piante vorrei riaprire un po’ la vista sul paesaggio in direzione della valle dei calanchi. Proseguendo lungo il percorso si trovano altre belle piante che fanno capolino dal groviglio di rovi, vitalba e sambuco, oltre alla Ferula che svetta elegante e che voglio mantenere, e ad alberi misti. Ho ritrovato un bellissimo Solanum che ha assunto proporzioni arboree con foglie grigie e pelose e i tipici fiori viola, di cui devo rintracciare il nome, che tra l’altro ha bellissimi frutti rossi autunnali, un generoso gelsomino siciliano profumatissimo che ricade come un festone lungo il percorso, una Feijoa che sta benissimo, un corbezzolo, poi per terra si incontrano peonie erbacee e qualche graminacea, ma sotto la vegetazione si intravede molto altro.

Sto anche pensando di intervenire sul grande prato tra la casa e il boschetto di magnolie riprendendo motivi geometrici che avevo usato nel progetto della casa e del giardino. Vorrei realizzare due o tre grandi ovali d’erba anche di diverse misure da lasciare più alti rispetto al resto. L’idea per ora è quella di piantare in queste forme bulbi di tulipani e eventualmente altre specie più tardive e precoci di bulbi in modo da avere fioriture scandite nel tempo che emergono sul piano verde del grande prato, con un interesse particolare per le macchie di colori contrastanti. Sto valutando i colori, penso al bianco e al nero, come ho fatto in passato, o anche altro meno minimalista. Inoltre con lo stesso criterio sto sperimentando delle forme sul prato che consentono l’indirizzo del movimento in punti di snodo dei percorsi di visita al giardino, sono una sorta di “boomerang”, dove mi piacerebbe raccogliere specie selezionate di piante tra cui le poche graminacee che ho trovato sparse per il giardino, insieme a nuove varietà di dimensioni contenute.

Nel complesso si tratta di un grandissimo lavoro, a volte penso anche di essere matto e che non potrò mai farcela, che dovrei vendere e cambiare vita, ma poi mi mancherebbe e l’idea che chi prenderà la proprietà non capisca quello che trova mi preoccupa e torno a volermene prendere cura in prima persona. Penso che finché mi diverto non può che essere un buon progetto per tutti i motivi che ho detto all’inizio. Poi ogni tanto scappo e vado in paese a farmi due risate!

IRD: Un altro aspetto interessante quando si parla di un giardino è quello della manutenzione, quello che colpisce è che il tuo è un giardino dove coesistono due approcci, quello che riguarda la parte intorno alla casa, con il prato e i bossi “scolpiti” in forme geometriche, e quello ai margini del bosco, più naturale, con i boschetti di magnolie e lillà dove crescono le peonie (sparse anche in giro per il resto giardino) e tanti altri arbusti, e intorno alla fontana con le piante igrofile.

LDT: Senz’altro la manutenzione del prato e dei bossi e dell’area intorno alla piscina hanno sempre richiesto maggiori cure e nonostante i quattro anni trascorsi di allontanamento ho bene o male mantenuto questa parte. Il taglio del prato è avvenuto regolarmente nella stagione vegetativa circa una volta alla settimana tra marzo e ottobre, meno di frequente nelle stagioni di transizione, a seconda del clima, come anche l’irrigazione estiva, all’incirca ogni due giorni, a seconda della temperatura. Solo l’ultimo anno ho saltato l’irrigazione con il risultato di un prato sempre più rustico.

La potatura dei bossi all’ingresso della casa e di qualche “scultura” sparsa nel giardino (tra cui anche la mia prima panda), sempre in bosso, richiede di intervenire una o due volte l’anno, a seconda della crescita delle piante. Adesso con la malattia che colpisce i bossi la crescita è di fatto rallentata.

Dopo l’inverno in passato intervenivo con la potatura delle rose e delle ortensie, mentre il resto del giardino era lasciato più libero, seppure ho sempre controllato le infestanti e la pulitura dal secco, un lavoro non indifferente a fronte di un giardino di circa un ettaro compreso il bosco perimetrale.

Devo dire che l’osservazione quotidiana del giardino dopo il distacco durato quattro anni, mi ha fornito spunti per una gestione a manutenzione più contenuta e mi ha portato a considerare il giardino sotto un’ottica rinnovata, sarà per l’età e il fatto che devo fare i conti con le forze più limitate, sarà per una maggiore considerazione per le risorse in generale.

Voglio provare ad allungare gradualmente i tempi tra un’irrigazione e l’altra del prato aumentandone la rusticità e l’autonomia e a ridurre i tagli del prato bagnando di meno.

Sto apprezzando sempre di più le piante che crescono libere senza potature, anche le rose e le ortensie che mi hanno sempre insegnato a potare annualmente, e ho deciso quest’anno di saltare questo lavoro con grande soddisfazione da più punti di vista. Mi rendo sempre più conto quanto sono importanti l’osservazione e l’ “ascolto” delle piante, senza fretta e regole precostituite. E questo mi consente di risparmiare tempo e risorse anche per dedicarmi ad altri progetti tra cui anche l’attività artistica.

Una cosa che sono tornato a fare è il sostegno soprattutto delle peonie, durante il risveglio primaverile con abbondante concimazione di stallatico maturo, di cui controllo molto attentamente la provenienza. Verifico attentamente la qualità dei prodotti da somministrare, ho bandito la chimica da tempo, mi rivolgo a prodotti di origine organica e biologica, e per le fioriture verso maggio dispenso sequestrene. Ho un rapporto di grande rispetto e affetto per le piante, spesso mi accorgo di parlarci, d’altra parte vivo solo e parlo anche con il gatto e con il mio cane che non c’è più. A volte mi domando se è normale ma tutto sommato mi sento bene.

Tornando all’irrigazione è sempre stata solo estiva per il prato e per le piante appena messe a dimora perché l’acqua è limitata e va usata con parsimonia, attingo ad una sorgente naturale grazie alla gentile concessione del proprietario che non la usa. In passato sono dovuto ricorrere a fronte di estati troppo calde all’acqua dell’acquedotto. L’intera proprietà è dotata di rubinetti ogni 20 metri lungo il perimetro che mi hanno consentito di accompagnare le piantagioni nella prima fase di messa a dimora e rappresentano una predisposizione di emergenza contro gli incendi che per fortuna non si sono mai verificati. Il progetto di riscoperta del margine del giardino comprende anche la ricerca dei rubinetti che sto cercando di rintracciare e raggiungere attraverso la selva. Adesso sto cominciando a bagnare un pò anche l’orto terrazzato che sto costruendo.

D’inverno quando il giardino è a riposo e le ore di luce sono ridotte l’attività artistica si intensifica, sostanzialmente coltivo le mie due attività in sintonia con le stagioni.

IRD: Per concludere ci dai qualche anticipazione rispetto a questa tua rinnovata attività nel giardino che abbiamo sentito prelude ad un progetto per la condivisione del patrimonio che possiedi?

LDT: Vorrei tornare ad aprire il giardino alle visite e agli incontri, magari anche a laboratori didattici sia teorici che pratici. Intanto ho cominciato a riprodurre alcune delle piante che possiedo, soprattutto quelle rare che difficilmente si trovano in commercio, spero davvero di rinnovare la stagione delle feste all’Hortus Unicorni.

Autore/iIlaria Rossi DoriaEventoFvpv

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