Sono quattro i progetti che hanno superato la selezione di Avventure Creative, il concorso di progettazione curato da Annalisa Metta, con il quale il Festival del Verde e del Paesaggio stimola ogni anno paesaggisti, vivaisti specializzati, operatori del settore, aziende, artisti e designer a ragionare sul ruolo del giardino quale strumento per leggere e intepretare il rapporto tra uomo e natura negli spazi domestici e in quelli della città.

I partecipanti invitati a riflettere sul tema dell’Abitare, hanno lavorato su come l’idea di giardino sia strettamente legata al concetto di abitare, individuale e collettivo, di fissare una dimora, stabilire le condizioni perché un luogo si faccia casa, diventi domestico.

Hanno indagato alcuni dei temi collegati

  • il recinto
  • le radici
  • la cura e la gerenza
  • la convivialità e l’accoglienza
  • il rapporto tra economia ed ecologia
  • il mondo giardino e il giardino mondo
  • i nuovi e antichi rituali dell’abitare

e immaginato un pensiero molto personale di giardino casa.

I progetti selezionati

I progetti, presentati in forma anonima, sono stati selezionati da Annalisa Metta – architetto, PhD in Architettura dei Parchi, Giardini e Assetto del Territorio, tra i fondatori di Osa architettura e paesaggio, autrice di  numerosi libri e teorica della “città selvatica” – e dall’artista Ciriaco Campus, componenti entrambi anche della giuria che sceglierà il vincitore insieme ad Edoardo Camurri, scrittore, giornalista, autore e presentatore televisivo Rai.  La premiazione, domenica 2 aprile.

15 MQ DI NATURA CIRCA

15 MQ DI NATURA CIRCA è il progetto di Simone Di Benedetto, Fiamma Ficcadenti, Gianmarco Del Tutto, Giampiero Del Tutto, Irene Agnetis, Itzel Inti Maria Donati

“15 metri quadri di natura circa” è una riflessione sul rapporto tra naturale e artificiale, un esplicito richiamo all’opera di Pino Pascali32 mq di mare circa” dove l’artista giocava in chiave ironica con il colorante liquido per evocare il colore dell’acqua del mare.

Qui ci si interroga sulla labilità iconica del giardino e sul significato pluriforme di natura.

L’incertezza insita nella provocazione del titolo cerca di mettere in luce l’impossibilità di confinamento del tema nella sua accezione contemporanea.

Il giardino si è trasformato da hortus conclusus a friche, evidenziando cosi le sue sproporzioni morfologiche e dimensionali non più confinabili.

L’avverbio “circa” introduce inoltre un’ambiguità concettuale che evidenzia le molteplici possibilità semantiche del termine natura. Da un alto, arcaica, antropologica, ontologica, dall’altro rileggibile anche attraverso il filtro della semiotica della globalizzazione e in questo senso perfino artificiale, iperreale addirittura virtuale.

“15 metri quadri di natura circa” è dunque una provocazione progettuale, un manifesto di intenzioni orientato verso l’approccio ludico al paradigma verde. Nell’azione superficiale, ma non per questo superflua, l’abitare il giardino può trasformarsi in una performance effimera individuale e collettiva deprivata così dall’ansia da prestazione, dall’illusoria e coercitiva correttezza che il progetto naturalistico convenzionale impone.

L’unica trama presente è una griglia, una suddivisione oggettiva, geometrica della superficie di 3×5 mq fatta di tasselli di “natura”, zolle bidimensionali di 1 mq ciascuna, che scompongono in pezzi il suolo interpretato come un pattern di un piano di gioco.

I gradi di libertà e di azione all’interno della griglia sono molteplici, si può:

  • decidere di abitare una singola porzione
  • sconfinare nelle parti attigue “naturandole” attraverso l’uso e l’interazione degli strumenti e degli elementi messi a disposizione nell’Abaco/Abecedario
  • scegliere semplicemente di osservarne il contenuto dall’esterno o di camminarvi dentro senza prendere posizione
  • lavorare con le piante, creare il proprio microcosmo quotidiano
  • percorrere il suolo per osservarlo come una soglia progressiva
  • sedersi all’interno di esso per conversare.

Tutte queste azioni o non azioni, eterogenee, sono temporanee ed estemporanee e come in un gioco, pur lasciando tracce visibili sulle parti del suolo, si possono cancellare alla fine delle performance per poi consentire di ricominciare tutto da capo, infinite volte.

L’approccio ludico, performativo al tema proposto, lo sviluppo e gli esiti del gioco pongono difronte un interrogativo stringente: abitare il giardino può essere una pratica collettiva?

Noi “naturiamo” e “naturando” possiamo detonare scelte di partecipazione dagli esiti incerti.

L’azione ludica può sgomberare il campo dal peso della verità realistica insita nell’estetica del giardino tradizionale, quella incardinata nella corrente del Nuovo Realismo, in cui il giardino nella sua ontologia dovrebbe essere sempre controllato, curato, annaffiato, verde e fiorito, fino all’iperrealismo.

Nella pratica effimera, debole, filosoficamente postmoderna, invece, attraverso la scelta e l’uso di dispositivi naturali e artificiali si può superare l’empasse delle prassi antiecologiche e antieconomiche del giardino configurato e allo stesso tempo si può tentare di aprire i recinti sociali che i rapporti di distanza interpersonali e di prossimità tendono a erigere quando si sta insieme nello spazio confinato.

“15 metri quadri di natura circa” mira a creare un cortocircuito tra natura e artificio.

Nel linguaggio corrente si ricorre all’aggettivo “naturale” riferendosi a tutto ciò che è spontaneo e genuino, in tal senso nel giardino abitato dall’uomo possono essere inclusi elementi che si manifestano “naturalmente” pur essendo artificiali.

Le pratiche ludiche, libere, sono forme di appropriazione dei luoghi, di autogestione e caratterizzano l’habitus dell’homo ludens ai danni dell’homo faber.

Si pensi alle sperimentazioni di riappropriazione dello spazio dell’abitare come quelle proposte negli anni ‘70 da Ugo La Pietra.

Gli strumenti del gioco nel tappeto verde del giardino contemporaneo non sono solo gli elementi propriamente naturali ma anche tutta una serie di “attrezzature artificiali” che tuttavia si sono “naturalizzate” diventando di diritto elementi costitutivi del paesaggio-giardino al pari degli elementi vegetali: la sdraio, il tavolinetto, i vasi, l’amaca, i giochi da fare all’aria aperta…

Abitare il giardino diventa così un atto ludico, un processo, un palinsesto di segni, di simboli, di azioni, di aspettative e di movimenti, di attese e di scavi, transitori, popolari e irriverenti, temporanei, antidogmatici e mai assertivi.

 

RRR RI-NASCENZE

RI-NASCENZE  è il progetto firmato da Anna Maria Pasquali e Alberto Pistilli.

Sono l’antropologia e l’architettura, la critica culturale e la ricerca di nuove strategie di progettazione e di intervento, le due discipline e i diversi metodi, che mescolandosi, danno vita a questa Avventura Creativa.

Antropologia e natura

L’antropologia, da sempre, si occupa del rapporto natura/cultura. Incrocia studi sull’ambiente, sulla natura e sul paesaggio.

Le nuove teorie antropologiche ci spingono a ripensare l’oggetto di studio secondo nuove prospettive, non più solo l’uomo e la cultura in opposizione alla natura, ma l’uomo inserito in un unico sistema mondo. Ce lo insegnano autori come G. Clement, P. Descola, T. Ingold, N. Breda, M. Van Aken, C. Papa, V. Lanternari, ma anche M. Hertzfeld, M. Foucoult e altri.

L’antropologia dell’ambiente studia saperi che mostrano ciò che una società sa, fa e dice del suo ambiente. Le comunità locali hanno elaborato simbologie e comportamenti utili, adattati, comprovati dall’esperienza, complessi, sostenibili. In contrapposizione a questi saperi ‘subalterni’, alcuni saperi ‘egemoni’ privilegiano una sorda e rigida ‘conservazione’ della biodiversità, un razzismo implicito a forme di discriminazione ambientale che propina discariche, dighe, depositi di scorie a luoghi di comunità svantaggiate, contrariamente alle aree protette, parchi e riserve naturali appannaggio dei ceti sociali economicamente più forti.

L’antropologia come critica culturale nelle proprie epistemologie occidentali e nei vari ambientalismi, crea concetti come ‘ecological restoration’ cioè di restituzione alla natura, e ‘decolonizing nature’, cioè decolonizzazione del concetto stesso di natura, superando i concetti di “conservazione” e di “gestione” legati ad una superiorità dell’uomo sulla natura.

Gilles Clément ci insegna a guardare il Terzo Paesaggio negli spazi abbandonati, interstiziali, testimoni in rovina di un passato più o meno recente, luoghi “indecisi”, non più tecnicamente in efficienza o di interesse patrimoniale, restituendo loro dignità.

Philippe Descola ci dice che non c’è qualcosa come una “cosa”, un nocciolo duro di realtà cosale che funge da sostanza del mondo, e che non sussiste un mondo conchiuso che aspetta di essere rappresentato secondo vari punti di vista, ma, piuttosto, un vasto insieme di qualità e relazioni che possono essere attualizzate o meno dagli esseri umani.

L’antropologia dei sensi ci spiega che la percezione è già interpretazione e conoscenza.

Come scrive David Le Breton: «Ogni uomo cammina in un universo sensoriale che è legato a ciò che la sua storia personale ha prodotto a partire dall’educazione che egli stesso ha ricevuto. Nel percorrere la medesima foresta, individui diversi sono sensibili a cose differenti.(…) Mille foreste nella stessa foresta, mille verità di un medesimo mistero che ci sfugge, e si concede solo per frammenti. L’antropologo esplora questi diversi strati di realtà che si intersecano tra di loro, le ambiguità e le molteplici sedimentazioni di significati».

Nel xx secolo il giardino esce dal recinto nel quale è stato racchiuso nei secoli precedenti.

Cambia scala, diventa planetario.

Per preservarlo, emancipandolo dalle inefficienti leggi del mercato e dal modello dello sviluppo illimitato incompatibile con la logica della vita, il “giardiniere”, deve mettersi in ascolto di ciò che Gilles Clement chiama “genio naturale”, cercando di comprendere prima di agire, limitando il suo intervento.

Fare il più possibile “con”, il meno possibile “contro”.

Si tratta non soltanto di organizzare la natura secondo una scenografia rassicurante, ma anche di esprimere in essa un pensiero concluso dell’epoca in cui si vive. E’ un punto di incontro tra l’uomo e la natura.

Di giardino in giardino, si raggiunge una dimensione planetaria, si esce dal confine e si costringe il vicinato alla condivisione dello spazio finito. Esso si accompagna al riciclaggio di ogni cosa, resosi obbligatorio in un sistema che deve essere considerato unico.

Nel giardino l’uomo avvicina il suo genio alla natura. La valorizza mediante un’appropriata scenografia, la lascia esprimere al suo meglio mediante interventi di demarcazione o di valorizzazione.

Reinventa lo spazio riciclandovi la produzione giudicata inutile che proviene da tutte le fonti di consumo – ciò che chiamiamo rifiuti – per trasformarla in materiali da costruzione e d’uso corrente.

Con l’espressione ‘principio gerarchico delle 4 R’ ci si riferisce alle azioni: RIDUZIONE (minore produzione dei rifiuti all’origine), RIUSO (il prodotto va utilizzato più volte cosi da diminuirne il bisogno di nuovo), RICICLAGGIO (riutilizzo di materiali di scarto altrimenti destinati allo smaltimento in discarica), RECUPERO (i rifiuti non riutilizzabili e non riciclabili possono essere bruciati per produrre energia o utilizzati per produrre come materia seconda oggetti completamente diversi da quelli di partenza).

Il giardino RRR Ri-nascenze

I materiali utilizzati nella realizzazione del giardino RRR Ri-nascenze saranno principalmente di riuso, di recupero e di riciclo, tutto ciò ciò che si è gettato via perché inadeguato.

Il ‘rifiuto’ non esiste più, la relazione bipolare del dentro / fuori è scomposta e ricreata ribaltando le componenti e l’uso delle superfici, così come i concetti di domestico / selvatico vengono annullati creando dimensioni nuove di commistioni e mescolanze. Ribaltamento del giardino addomesticato.

Il selvatico entra nell’abitare non più domestico / domesticato. Ciò che una volta si manteneva fuori del recinto penetra oggi nel giardino e può esserne il soggetto principale.

In questo giardino, l’’aiuola da interno’ sarà allestita con piante spontanee raccolte nei nostri luoghi di provenienza, i Monti Lepini, e nei luoghi di approdo dei progettisti, Roma, con la vegetazione ripariale (canne) o murale della città storica (capperi dei muraglioni del Tevere), creando visioni sincretiche spiazzanti e apparentemente caotiche.

Una mappa sensoriale, una narrazione biografica, un’esperienza che si traduce con la creazione di un’ambiente in grado di trasmettere conoscenza reciproca, inclusione e ospitalità.

Nel ripensare la nostra identità complessa si dà la stessa valenza ai luoghi di origine, ai luoghi di approdo ma anche ai luoghi sognati, dando concretezza a uno scenario irripetibile, sostanza dei vissuti e delle pulsioni.

Le finestre proverranno dagli accumuli generati dal superbonus 110. In magazzini e laboratori se ne possono reperire grandi quantità e diverse tipologie. Una tra queste, con il vetro frantumato da un colpo, è immaginata come la decorazione parietale che rappresenta la planimetria di una città storica, con il centro ben definito e il tessuto che man mano si dirada.

Potrebbe essere attraversata da un fiume, in questo caso il Tevere, con le sue anse, rappresentato dallo scorrere dell’acqua ad unire simbolicamente centro e periferia. Il quadro avrà valenza politica, di critica nella gestione istituzionale delle risorse naturali e di stimolo alla riflessione per una maggiore consapevolezza e capacità di intervento dal basso.

Il paesaggio è la metafora della complessità contemporanea.

Si nota nell’abbandono, il riflesso di politiche sbagliate e incapaci.

La porta, anch’essa riciclata, non confinata da pareti occludenti sarà punto accesso e di partenza del nuovo micromondo. Grazie alla superficie riflettente permetterà lo scambio percettivo trasportando il fuori dentro e il dentro fuori. I tessuti proverranno da biancheria di recupero decorata con metodo ecoprinting.

Le foglie saranno selezionate per creare una contaminazione cromatica ed estetica, commistione dei luoghi di provenienza del vissuto personale. Il lampadario, che si troverà al centro dello spazio con lampada accesa, sarà decorato con fondi di bottiglie in plastica, modellati con taglio e fiamma per generare forme uniche.

L’immagine complessiva evocherà un lampadario a gocce di cristallo ma avrà una sua identità riconoscibile.

Il kit del pannello fotovoltaico consentirà di avere a disposizione l’energia elettrica per mantenere acceso il lampadario e attivo il ricircolo dell’acqua. Il pavimento sarà in assi di abete; la trave in acciaio; saranno recuperati dallo scarto dei cantieri edili. L’albero, in vaso su ruote, si troverà verso un angolo dello spazio; sarà recuperato dalle potature che si stanno eseguendo in questo periodo nelle varie campagne.

E’ lo scarto del verde, non più verde.

IL GIARDINO PERENNE

IL GIARDINO PERENNE di Marcella Zeppa, Marco D’Ottavi, Chiara Pellizzer, Michelangelo Mendeni.

Il giardino è per eccellenza luogo in cui perdersi ma nell’ordine dell’addomesticato.

Sono luoghi in cui ritrovarsi i giardini disegnati nelle miniature Moghul, nei tappeti persiani, nei tessuti floreali, sono essi giardini perenni pronti a piegarsi in tutte le dimensioni dell’abitare per permetterci di sentirci selvatici e permetterci di perderci nello spazio costruito.

L’intenzione del progetto è di trasmettere l’immagine di giardino come tessitura in perenne mutamento.

Ecco quindi un volume largo 3 metri e lungo 5 metri, attraversato da un viale.

Lo spazio è disegnato da piani tessili. 
Il livello zero è quello della vegetazione: erbacee perenni e alberi da frutto.

Attraversano una rete molto rada che permette la penetrazione alla vegetazione e che trasmette l’immagine di tappeto vegetale all’esploratore che l’attraversa e che lo guarda passando.

Il primo livello è costituito dalle reti, con maglie molto fitte, tese ed inclinate per poter accogliere la contemplazione del giardino nella sua interezza, sospesi e trasognanti sui tappeti vegetali.

Il secondo livello è quello della distanza critica tra le essenze e tra le verticalità dello spazio, tra gli alberi che poggiano a terra e i rampicanti che alla terra propendono, questo è lo spazio dell’osservatore interno ed esterno, che tra trame tessili e trame vegetali può costruire il proprio riparo intimo.

Il terzo livello è il disegno del cielo, che attraverso reti dalla maglia più rada riesce a contenere lo spazio e l’immaginario.

La vegetazione

Le piante scelte sono erbacee perenni, che più di tutte le essenze riescono a racchiudere questo necessario senso di caducità e stagionalità che si vuole trasmettere.

Un tappeto fitto e vario, senza una direzione o delle gerarchie, che coralmente partecipano all’equilibrio generale tra armonie di forme e colori.

Le essenze previste sono

  • Verbena bonariensis
  • Paeonia “Seren Pastel”
  • Salvia nemorosa “Sally Jumbo Pink”
  • Orlaya grandiflora
  • Geranium sanguineum bloody cranesbill
  • Rosa The Fairy
  • Aster bovi belgii “Niobe”
  • Baptista australia
  • Allium ambassador
  • Stipa tenuifolia.

Dal tappeto di erbacee perenni svettano degli alberi da fusto, da frutto e questi incontrano l’arrivo dall’alto di piante rampicanti appese alla struttura come tutto.

 

32 MARZO 2023

32 MARZO 2023 è l’Avventura Creativa di Francesco Fumagalli, Carla Ascoli

Dai ligoriani mostri di Bomarzo venuti dall’Asia, alla teoria di frutti dal mondo raccolti da Raffaello alla Farnesina, fino alle palme di piazza Nicosia, fare giardino a Roma coincide da sempre con un modo molto specifico di fare follia.

Abbiamo progettato in occasione del primo Festival del Verde e del Paesaggio nel periodo dell’antico capodanno europeo, un piccolo giardino folle: non funzionale,

non dry, non acquatico, non sensoriale, non verticale, non tetto, non tropicale, non mediterraneo, non zen, bensì il giardino di una creatura feroce: il temibile

Pesciolino d’Aprile, per altri di Carta, abitante un ambiente di carta.

Piantare alberi oggi è un dovere morale collettivo, e il 32 Marzo 2023 lo ricorderemo a Roma con dei simpatici improperi agli oltre 15.000 visitatori attesi da tutta Italia.