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Ci sono almeno 3 motivi per cui ci piacciono gli ambienti luminosi, con una bella vista, una terrazza e tanto verde intorno..

Ci sono almeno 3 motivi per cui ci piacciono gli ambienti luminosi, con una bella vista, una terrazza e tanto verde intorno..

Perché siamo profondamente attratti da ambienti pieni di luce, con una terrazza o giardino, una bella vista sul paesaggio circostante, circondati possibilmente dal verde?

Facile. La natura è la nostra casa e noi siamo interconnessi con lei perché il nostro cervello è in grado di analizzare e reagire ad un ambiente ancestrale.

La ricerca scientifica ha scoperto che i diversi tipi di paesaggio possono stimolare in modo diverso il sistema limbico – piccola area del cervello responsabile di emozioni e sentimenti – e il cervello rettiliano. Quest’ultimo, organo, non più grande di un pollice, controlla le più importanti funzioni vitali del nostro organismo (battito cardiaco, pressione arteriosa, respirazione), regola le varie fasi del sonno, esercita un grande influsso sul nostro stato emotivo. Ma soprattutto, è in costante scambio con l’ambiente circostante.

Gli studiosi – misurando i parametri di stress anche attraverso l’attività celebrale – hanno capito che esiste un tipo di paesaggio che aiuta a rilassarci: la savana. Il biologo americano Gordon Orians, professore emerito all’Università di Washington a Seattle, parla infatti di ipotesi della savana per spiegare come gli esseri umani nel corso della loro evoluzione, abbiano sviluppato un’innata preferenza per tutti gli ambienti che possiedono 5 caratteristiche fondamentali:

  1. Visuale panoramica chiara
  2. Vegetazione non folta come una foresta con piante, animali, funghi commestibili
  3. Rilievi che permettono una buona sorveglianza
  4. Caverne per ripari notturni
  5. Acque ferme come laghi, stagni e lagune, placidi corsi acqua come ruscelli e fiumi offrono cibo e protezione contro i predatori
Le specifiche condizioni che hanno permesso la sopravvivenza dei nostri antenati, si sono in qualche modo fissate nel nostro patrimonio genetico e si trasmettono ora per preferenze estetiche. Questo vuol dire che, da un punto di vista evoluzionistico, la biofilia è prima di tutto l’espressione di una funzione ecologica essenziale per qualsiasi specie vivente: la ricerca dell’habitat adatto per prosperare. Giuseppe Barbiero

La savana rimane ancora oggi l’habitat naturale preferito dagli esseri umani, indipendentemente da cultura o provenienze geografica, perché questo paesaggio offre una buona vista sullo spazio circostante, ci fa sentire tranquilli, al riparo da pericoli improvvisi, permettendo al cervello rettiliano e al sistema limbico di rilassarsi.

E ora, che trascorriamo il nostro tempo nel caos delle grandi città, in spazi costruiti dall’uomo e sottratti alla natura selvatica, più che mai continuiamo a cercare intorno a noi gli elementi di quel paesaggio ancestrale che ha permesso la sopravvivenza, l’evoluzione dei nostri antenati e il nostro benessere.

Questa è la missione della progettazione biofilica: creare spazi abitativi ispirati alla natura selvatica, dotati di connessione con i sistemi naturali e capaci di regalare a chi li abita un’esperienza profonda e rilassante.

La natura ha un potente potere rigenerativo sulla psiche umana. Dalla Germania arriva la conferma che vivere vicino a parchi e aree verdi migliora la qualità della vita. Stessi risultati da Boston. La natura aiuta il benessere emotivo e relazionale, influendo anche sul tasso di mortalità, fino al 12% inferiore rispetto a chi vive senza frequentare spazi verdi. E grandi benefici apportano piante e animali o periodica frequentazione di spazi verdi incontaminata.

La progettazione biofilica si pone come proposta che riguarda il tuo dell’umanità nella natura e il ruolo del mondo naturale nella società umana. Marcella Danon

E siamo certi che cambierà definitivamente il modo in cui guarderemo e progetteremo le nostre case .. Grow wild!!

La mente umana è un prodotto del Pleistocene,
formato dalla natura selvaggia che
è ben lungi dall’essere scomparsa. David Orr
 
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