IX Edizione

Il ristorante subacqueo di Snøhetta ci fa sentire eroine (di Jules Verne)

Il ristorante subacqueo di Snøhetta ci fa sentire eroine (di Jules Verne)

Abitavamo in una casa costruita in pendenza, in cima ad un dirupo. Bisognava inchiodare le sedie al pavimento e non potevamo mangiare spaghetti ma solo cibi che aderissero al piatto!

Anche nel ristorante/studio di ricerca progettato da Snøhetta nel punto più meridionale della costa norvegese, tutto è un po’ di sbieco, come la casa e la vita della piccola Silver del romanzo di Janette Winterson, Il custode del Faro.

Nata dalla visione di uno studio che immagina paesaggi nei paesaggi e punta sui poteri curativi della Natura, questa lunga (33m) struttura in cemento che sembra appena emersa dall’oceano o colata a picco per metà, dipende dai punti di vista, ospita il primo ristorante subacqueo d’Europa e un laboratorio destinato a ricerche marine.

Come un vecchio relitto che nasconde un tesoro, l’edificio  è progettato per resistere alla pressione e agli urti dalle condizioni del mare, integrarsi completamente con l’ambiente marino e cambiare nel tempo.  La ruvidità del guscio di cemento si trasformerà piano piano, nel giusto habitat per patelle e alghe.

Il legno di quercia che riveste le pareti e i pannelli in tessuto del soffitto che ricordano i colori di un tramonto che cade nell’oceano, sono la metafora di un viaggio dalla terra verso il mare e sono anche gli ultimi elementi che legano chi vi accede alla terraferma.  Poi si scende… sempre di più …  fino ad arrivare in una piccola sala da pranzo con una straordinaria vista sul fondale marino che cambia durante le stagioni e offre una raffinata esperienza culinaria, grazie anche al suo chef Nicolai Ellitsgaard, basata su prodotti locali di alta qualità catturati in modo sostenibile.

E negli orari di chiusura, questa strana Atlantide, si trasforma in laboratorio destinato alle ricerche di team specializzati per raccogliere dati necessari a sostenere la fauna selvatica.

 
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